La risoluzione dei debiti d'impresa è il complesso degli strumenti e degli itinerari che un'attività economica può mettere in campo quando non è più in grado di dare puntuale onore a quanto deve a fornitori, banche, dipendenti, fisco o enti previdenziali. Si prenda in considerazione un piccolo laboratorio artigiano che, dopo mesi di ordini in flessione e clienti morosi, si ritrova con le bollette insolute e le rate del capannone arretrate: si tratta di una questione che riveste interesse tanto per le grandi società quanto per le piccole imprese individuali, gli artigiani e i professionisti, poiché la difficoltà nel far fronte alle proprie obbligazioni è una condizione che può fare la sua comparsa in capo a chiunque svolga un'attività economica, spesso per ragioni che sfuggono al controllo dell'imprenditore, come la contrazione del mercato, l'inadempienza dei clienti, la lievitazione dei costi di produzione o il verificarsi di eventi imprevisti.
Il primo passo per giungere alla comprensione di come si affronti un debito d'impresa consiste nel porre una distinzione tra crisi e insolvenza. La crisi è una condizione di affanno che rende probabile, in un avvenire prossimo, l'incapacità di procedere ai pagamenti in modo puntuale: è come la febbre che dà annuncio di un male in arrivo. L'insolvenza è invece la condizione già in atto in cui l'impresa non riesce più a dare soddisfazione ai propri creditori con mezzi ordinari: la malattia conclamata. La tempestiva percezione delle avvisaglie della crisi riveste importanza cruciale, perché quanto più prontamente si dà avvio all'intervento, tanto più ampie risultano le possibilità di trovare una soluzione che consenta all'attività di avere prosecuzione. Tra queste avvisaglie fanno la loro comparsa i reiterati ritardi nei pagamenti, il ricorso incessante a nuovi finanziamenti per dare copertura a quelli vecchi, la contrazione protratta dei ricavi, l'accumulo di debiti verso il fisco e gli enti previdenziali. Si prenda in esame il caso di una piccola società che dà avvio a un prestito per procedere all'estinzione di un altro, mentre le fatture ai fornitori subiscono uno slittamento di mese in mese e i versamenti dell'IVA, l'imposta sul valore aggiunto, permangono in arretrato: questo insieme di indicatori di squilibrio dà forma nel suo complesso al quadro sintomatologico attraverso cui l'imprenditore avveduto può giungere al riconoscimento del fatto che la propria attività sta operando uno scivolamento verso una condizione di crisi conclamata, poiché la loro presenza simultanea o progressiva porta alla luce una tensione finanziaria strutturale che merita di ricevere adeguata considerazione prima che vada incontro a una degenerazione in insolvenza irreversibile.
Quando queste difficoltà fanno la loro comparsa, l'imprenditore ha dinanzi a sé un ventaglio di possibilità che vanno dalle soluzioni più semplici e riservate fino ai percorsi giudiziari veri e propri. La via più informale è quella della trattativa diretta con i creditori. Si può fare richiesta di una dilazione, cioè di più tempo per il pagamento, oppure di uno stralcio, che consiste nel dare corresponsione solo a una parte del debito ottenendo in cambio la rinuncia al resto. Si immagini un fornitore a cui spettano diecimila euro: dà il proprio consenso a riceverne subito seimila e a rinunciare al resto, perché ripone preferenza nell'uovo oggi rispetto alla gallina domani. Questo tipo di accordo prende il nome di saldo e stralcio ed è oggetto di ampia diffusione quando il creditore ripone preferenza nella riscossione immediata di una somma minore piuttosto che nella prospettiva di non percepire nulla. Con le banche si può invece dare avvio a una rinegoziazione di un mutuo o di un finanziamento, con prolungamento della durata o ritocco del tasso di interesse.
Quando le trattative singole non risultano sufficienti, sono disponibili strumenti concepiti per il coinvolgimento di più creditori simultaneamente in maniera ordinata. La composizione negoziata è un percorso riservato in cui l'imprenditore, con l'ausilio di un esperto indipendente, dà ricerca al raggiungimento di un accordo con i propri creditori senza che l'azienda subisca un'interruzione del funzionamento: opera come un mediatore familiare che dà luogo alla riunione delle parti intorno a un tavolo prima che la contesa faccia approdo in tribunale. È uno strumento concepito per dare avvio all'intervento quando la crisi non ha ancora raggiunto un'acutezza eccessiva e si vuole evitare l'approdo in tribunale. Gli accordi di ristrutturazione dei debiti, invece, formano oggetto di stipula con una porzione consistente dei creditori e ricevono successivamente la ratifica del giudice, in modo da acquisire natura vincolante e sicura per tutti.
Un percorso più strutturato è il concordato preventivo, con cui l'imprenditore dà prospettazione ai creditori di un piano di pagamento parziale o dilazionato dei debiti, spesso corredato da interventi sull'organizzazione dell'impresa, quali l'alienazione di beni non essenziali, l'ingresso di nuovi soci o la cessione di rami d'azienda. Si prenda in considerazione un'azienda manifatturiera che dà luogo all'alienazione di un capannone inutilizzato, opera la cessione di un ramo secondario e dà accoglienza a un nuovo socio con capitali freschi, per poter dare proposta ai creditori del pagamento del sessanta per cento in cinque anni: questa gamma di interventi riorganizzativi dà forma alla componente strutturale del concordato, poiché consente all'impresa di dare un nuovo assetto al proprio profilo patrimoniale e societario in modo da rendere sostenibile il piano che formerà oggetto di sottoposizione ai creditori e di omologazione, cioè approvazione, da parte del tribunale, dando così in molti casi la possibilità di salvaguardare la continuità aziendale, ossia di dare prosecuzione all'attività anche durante e dopo la procedura.
Per le imprese di dimensioni più contenute e per chi non ricade nell'ambito delle regole ordinarie è prevista la disponibilità di strumenti specifici, che danno la possibilità anche a piccoli imprenditori, artigiani e professionisti di dare proposta di un piano di rientro dai debiti sotto la vigilanza di un organismo specializzato e del giudice. Si prenda in esame un idraulico con trentamila euro di debiti verso il fisco e alcuni fornitori: può dare presentazione di un piano per procedere al pagamento di quindicimila in quattro anni e ottenere la cancellazione del resto. In questi percorsi, se non ha avuto luogo alcuna malafede, è possibile giungere anche all'esdebitazione, cioè alla cancellazione dei debiti residui per i quali non è stato possibile procedere al saldo, così da poter dare un nuovo inizio con una situazione pulita, come una lavagna cancellata su cui riprendere a scrivere.
Quando invece non sussiste più alcuna possibilità di risanamento, si giunge all'approdo alla liquidazione giudiziale, che ha preso il posto del vecchio fallimento. L'attività va incontro alla cessazione. I beni dell'impresa formano oggetto di alienazione sotto la sorveglianza di un curatore che riceve designazione dal tribunale. Il ricavato riceve ripartizione tra i creditori secondo un ordine di precedenza che trova stabilimento nella legge: prima chi ha titolarità di garanzie particolari o crediti privilegiati, come i dipendenti per gli stipendi arretrati, poi gli altri. Anche in questa circostanza l'imprenditore persona fisica, se ha tenuto un comportamento corretto, può giungere all'esdebitazione al termine della procedura.
Un aspetto rilevante nella risoluzione dei debiti d'impresa è il ruolo dei debiti fiscali e contributivi, cioè quelli verso l'Agenzia delle Entrate, l'agente della riscossione e gli enti previdenziali. Per queste somme è prevista l'esistenza di forme specifiche di rateizzazione, che danno la possibilità di dare dilazione al pagamento in un cospicuo numero di rate mensili, anche fino a settantadue o centoventi rate a seconda dei casi. Talora ha luogo l'introduzione di misure di definizione agevolata, come le cosiddette «rottamazioni» delle cartelle, con cui è possibile procedere al saldo del debito senza sanzioni o interessi di mora. Nell'ambito delle procedure di composizione della crisi è inoltre possibile dare proposta al fisco di una transazione, cioè di un pagamento parziale dei tributi dovuti, quando risulta di maggiore vantaggio rispetto alla liquidazione.
Accanto agli aspetti tecnici, la risoluzione dei debiti d'impresa richiede quasi sempre un intervento sulle cause della crisi, come procedere alla revisione dei costi, alla sostituzione dei fornitori, alla ridefinizione dei prezzi, alla ricerca di nuovi mercati e all'affinamento della gestione finanziaria. Dare ristrutturazione ai debiti senza dare incidenza sulle cause è come dare svuotamento a una barca con un secchio senza mettere un tappo alla falla: questo complesso di azioni correttive sul funzionamento reale dell'attività dà forma al vero nucleo di ogni risanamento credibile, giacché un piano il quale si mantenga nei limiti della procrastinazione dei pagamenti senza dare affrontamento alle ragioni delle difficoltà è destinato ad andare incontro a naufragio in breve tempo. Per tale ragione l'imprenditore fa abitualmente affidamento su professionisti come commercialisti, avvocati e consulenti aziendali, che procedono all'esame della situazione, danno elaborazione a proposte concrete e offrono accompagnamento all'impresa lungo il percorso scelto.
La logica di fondo di tutti questi strumenti ha subito un mutamento profondo nel tempo. Se in passato la crisi formava oggetto di considerazione soprattutto come una colpa meritevole di punizione, oggi si dà riconoscimento al fatto che il fallimento di un'attività economica è un evento che può avere ricadute gravose sull'occupazione, sui fornitori e sull'economia locale, e che quindi risulta di comune convenienza tentare, quando è possibile, di dare salvaguardia all'impresa o almeno di dare gestione ordinata alla sua chiusura. La normativa vigente esercita una spinta in questa direzione, dà favore all'emersione precoce delle difficoltà, dà sollecitazione alla ricerca di soluzioni condivise, e dà riconoscimento all'imprenditore onesto ma sfortunato della possibilità di ottenere affrancamento dai debiti residui e di dare un nuovo inizio.
Che cos'è la risoluzione dei debiti d'impresa? È il complesso degli strumenti e degli itinerari che un'attività economica può porre in essere quando non riesce più a effettuare con puntualità i pagamenti a fornitori, banche, dipendenti, fisco o enti previdenziali. Si pensi al fornaio che non riesce più a dare corso al pagamento della fattura del mulino, all'impresa edile che dà luogo a ritardi con l'INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) o alla società di trasporti che non provvede più al versamento del leasing degli autocarri: in tutte queste circostanze si fa ricorso a tali strumenti.
Chi può trovarsi ad affrontare una situazione di debiti d'impresa? Chiunque svolga un'attività economica, dalle grandi società alle piccole imprese individuali, agli artigiani e ai liberi professionisti. Un gigante industriale con migliaia di dipendenti e il parrucchiere all'angolo possono ritrovarsi, seppur con proporzioni differenti, dinanzi al medesimo problema.
Quali sono le cause tipiche delle difficoltà finanziarie di un'impresa? Le cause ricorrenti sono la contrazione del mercato, l'inadempienza della clientela, la lievitazione dei costi di produzione e il verificarsi di eventi imprevisti. Si pensi al ristoratore che assiste al crollo delle prenotazioni dopo l'apertura di un centro commerciale nei dintorni, all'artigiano che è in attesa invano del saldo di una cospicua commessa, al pastaio messo in ginocchio dal rincaro del grano o all'albergatore costretto alla chiusura per un'alluvione. Questo insieme di fattori di squilibrio economico-finanziario dà forma a una pluralità di pressioni convergenti che esercitano un peso simultaneo sull'attività imprenditoriale e che, andando ad accumularsi, ne provocano un progressivo indebolimento della capacità di produrre risorse sufficienti a dare sostegno alla gestione ordinaria, come una diga che subisce l'assalto di più crepe nel medesimo istante.
Qual è la differenza tra crisi e insolvenza? La crisi è una condizione di affanno che rende verosimile la futura incapacità di procedere ai pagamenti con puntualità: è la febbre che fa da preannuncio alla malattia. L'insolvenza è la condizione già in essere in cui l'impresa non riesce più a dare soddisfazione ai creditori con mezzi ordinari: è la malattia conclamata.
Quali sono le principali avvisaglie di una crisi d'impresa? Le principali avvisaglie sono i ritardi reiterati nei pagamenti, il ricorso incessante a nuovi finanziamenti per porre rimedio a quelli pregressi, la flessione prolungata dei ricavi e l'accumulo di debiti verso fisco ed enti previdenziali. Si immagini l'imprenditore che ogni mese procede al rinvio di qualche settimana della retribuzione ai dipendenti, che dà avvio a un nuovo fido per l'estinzione di quello precedente, che assiste al calo del fatturato trimestre dopo trimestre e all'accumulo delle cartelle esattoriali sulla scrivania. Questo quadro complessivo di segnali premonitori dà luogo a un sintomo unitario di deterioramento finanziario di cui l'imprenditore accorto dovrebbe essere in grado di prendere atto con prontezza affinché possa dare attuazione per tempo ai rimedi che l'ordinamento mette a disposizione, come il medico che effettua il riconoscimento delle prime spie di una patologia e provvede all'intervento prima che si abbia una cronicizzazione.
Perché è importante intervenire tempestivamente? Perché quanto prima si dà avvio all'intervento, tanto maggiori sono le probabilità di trovare una soluzione che permetta la prosecuzione dell'attività. Vale il medesimo principio dell'incendio: procedere allo spegnimento di una scintilla è agevole, mentre riuscire a domare le fiamme che hanno già dato luogo all'invasione dell'edificio è pressoché impossibile.
In cosa consiste la trattativa diretta con i creditori? È la via più informale di risoluzione del debito, che dà la facoltà di fare richiesta di una dilazione delle scadenze di pagamento o di uno stralcio, ossia il pagamento parziale del debito con rinuncia al residuo. L'idraulico che ha un debito di mille euro con il grossista può, per esempio, avanzare la proposta di dare corso al versamento di seicento euro immediatamente oppure di procedere al saldo dell'intero importo in dieci mensilità.
Che cos'è il saldo e stralcio? È un'intesa con cui il creditore dà il proprio assenso a ricevere all'istante una somma inferiore facendo rinuncia al residuo, dando la preferenza all'incasso immediato rispetto alla prospettiva di non ottenere nulla. Meglio un uovo oggi che una gallina domani, secondo la saggezza del proverbio.
Cosa si può negoziare con le banche? La rinegoziazione di un mutuo o di un finanziamento, con dilatazione della durata o revisione del tasso di interesse. Un mutuo decennale con rate da tremila euro può andare incontro a una trasformazione, per esempio, in un mutuo quindicennale con rate da duemila.
Che cos'è la composizione negoziata? È un itinerario riservato in cui l'imprenditore, con il supporto di un esperto indipendente, dà avvio alla ricerca di un'intesa con i creditori senza dare luogo alla sospensione dell'attività dell'azienda e senza fare approdo in tribunale. Ha un funzionamento un po' simile a una mediazione familiare: un terzo imparziale offre aiuto alle parti per la conclusione di un'intesa lontano dalle aule di giustizia.
Che cosa sono gli accordi di ristrutturazione dei debiti? Sono patti che vengono conclusi con una parte cospicua dei creditori e che in seguito ricevono ratifica dal giudice, acquisendo così carattere vincolante e sicuro per tutti. Se un'azienda annovera cinquanta creditori e riesce a giungere a un accordo con quelli che sono portatori del sessanta per cento del debito, all'intesa può essere data efficacia anche nei confronti degli altri.
Che cos'è il concordato preventivo? È un itinerario strutturato in cui l'imprenditore procede a sottoporre ai creditori un piano di pagamento parziale o dilazionato dei debiti, sovente accompagnato da interventi sull'organizzazione dell'impresa. Si pensi alla società manifatturiera che fa l'offerta di dare corso al versamento del quaranta per cento dei debiti in cinque anni, procedendo nel frattempo alla dismissione di uno stabilimento e alla vendita di un capannone inutilizzato.
Quali interventi possono accompagnare un concordato preventivo? Possono fare da corollario la vendita di beni non essenziali, l'ingresso di nuovi soci e la cessione di rami d'azienda. Un'azienda tessile potrebbe procedere alla vendita di un immobile inutilizzato, dare accoglienza a un investitore che porta liquidità fresca e effettuare la cessione della divisione dedicata alle uniformi da lavoro. Questo insieme di operazioni straordinarie di riorganizzazione patrimoniale e societaria dà forma al complesso di misure mediante le quali l'impresa dà avvio al reperimento delle risorse che le sono necessarie per dare sostenibilità al piano proposto ai creditori e per fare recupero di quell'equilibrio strutturale che la crisi aveva messo in pericolo.
Che cos'è l'omologazione nel concordato preventivo? È l'approvazione del piano da parte del tribunale, il suggello conclusivo che dà trasformazione della proposta in un impegno giuridicamente vincolante.
Cosa si intende per continuità aziendale? La facoltà di dare seguito all'attività anche durante e dopo la procedura di risoluzione della crisi. Il forno mantiene la produzione di pane ogni mattina, l'autocarro delle consegne mantiene le sue partenze, gli operai continuano a effettuare la timbratura del cartellino: la vita dell'impresa non subisce alcun arresto.
Quali strumenti sono previsti per le piccole imprese e i professionisti? Strumenti mirati che danno la possibilità di procedere alla presentazione di un piano di rientro dai debiti sotto la sorveglianza di un organismo specializzato e del giudice. L'avvocato che ha dato luogo all'accumulo di debiti con il fisco o l'artigiano falegname con pochi dipendenti possono fare ricorso a questi itinerari semplificati.
Che cos'è l'esdebitazione? È la cancellazione dei debiti residui insoluti, che viene concessa a chi non ha agito in malafede e che dà all'imprenditore la possibilità di dare inizio a una nuova fase con una situazione immacolata. È come procedere alla chiusura di un libro cosparso di macchie e dare apertura a uno nuovo dalle pagine candide.
Cosa ha sostituito il vecchio fallimento? La liquidazione giudiziale. Va incontro a un cambiamento del nome, va incontro in parte a un mutamento dello spirito, ma permane l'epilogo per chi è privo di alternative.
Come funziona la liquidazione giudiziale? L'attività giunge a cessazione. I beni dell'impresa vengono posti in vendita sotto la vigilanza di un curatore che riceve la nomina dal tribunale. Il ricavato viene oggetto di suddivisione tra i creditori secondo l'ordine di priorità che ha ricevuto fissazione dalla legge. Immaginiamo una carrozzeria che procede alla chiusura dei battenti: i ponti sollevatori, i compressori, il furgone e perfino l'immobile vanno all'incanto, e il denaro raccolto è oggetto di ripartizione secondo criteri precisi.
Chi ha priorità nella ripartizione del ricavato in una liquidazione giudiziale? Dapprima chi è titolare di garanzie particolari o crediti privilegiati, come i dipendenti per le retribuzioni arretrate, poi gli altri creditori. L'operaio che è in attesa di tre mensilità ha la precedenza sul fornitore di cancelleria.
È possibile ottenere l'esdebitazione anche dopo una liquidazione giudiziale? Sì, l'imprenditore persona fisica che ha tenuto una condotta corretta può ottenerla al termine della procedura. Il commerciante che ha prestato collaborazione con il curatore, non ha dato occultamento a beni e non ha provocato dolosamente un aggravamento del dissesto può dunque fare ritorno libero dai debiti residui.
Quali sono i debiti fiscali e contributivi? Sono quelli verso l'Agenzia delle Entrate, l'agente della riscossione e gli enti previdenziali: l'IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) di cui non è stato effettuato il versamento, l'IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) arretrata, i contributi INPS dei dipendenti.
Come si possono gestire i debiti fiscali? Mediante rateizzazioni che danno la possibilità di procedere a una diluizione del pagamento in numerose rate mensili, fino ad arrivare a settantadue o centoventi a seconda dei casi. Un debito di sessantamila euro può così essere oggetto di distribuzione in cinque o dieci anni di modeste rate mensili.
Che cosa sono le rottamazioni delle cartelle? Sono misure di definizione agevolata che danno la facoltà di procedere all'estinzione del debito fiscale senza dare corso al versamento di sanzioni o interessi di mora. Un debito originario di diecimila euro che ha subito una lievitazione a quindicimila tra more e sanzioni può giungere a estinzione con il versamento dei soli diecimila iniziali.
Che cos'è la transazione fiscale? È la facoltà, nell'ambito delle procedure di composizione della crisi, di formulare al fisco una proposta di pagamento parziale dei tributi dovuti, quando ciò si rivela di maggiore convenienza rispetto alla liquidazione. Se il fallimento darebbe come restituzione allo Stato solo il dieci per cento del credito, un'offerta del trenta per cento nell'ambito di un concordato risulta preferibile per l'erario medesimo.
Perché non basta ristrutturare i debiti per risolvere la crisi? Perché senza dare intervento sulle cause della crisi il piano è destinato al naufragio in breve tempo, come procedere allo svuotamento di una barca senza dare chiusura alla falla.
Quali interventi sulle cause della crisi si possono adottare? Si può dare attuazione alla revisione dei costi, alla sostituzione dei fornitori, alla ridefinizione dei prezzi, alla ricerca di nuovi mercati e all'affinamento della gestione finanziaria. Una piccola azienda alimentare potrebbe procedere alla rinegoziazione della pigione del capannone, dare sostituzione al fornitore delle materie prime facendo l'opzione per uno più competitivo, dare aggiornamento al listino, fare l'affaccio all'esportazione verso paesi limitrofi e provvedere alla dotazione di un software di controllo di gestione. Questa strategia complessiva di risanamento operativo e gestionale dà forma al piano d'azione integrato che dà all'impresa la possibilità di andare a incidere sulle radici del proprio squilibrio affinché possa restituire solidità duratura all'attività anziché limitarsi a dare un temporaneo alleggerimento del fardello delle passività accumulate.
A quali professionisti si rivolge di solito l'imprenditore in crisi? A commercialisti, avvocati e consulenti aziendali, che procedono all'esame della situazione, offrono in prospettiva soluzioni e forniscono accompagnamento all'impresa nell'itinerario prescelto. Sono le figure che offrono orientamento, che prestano assistenza, che danno sostegno all'imprenditore nel frangente più arduo.
Come è cambiata nel tempo la concezione della crisi d'impresa? Un tempo era oggetto di considerazione soprattutto come una colpa da sanzionare: il fallito era soggetto a iscrizione in pubblici registri, subiva la decadenza da diritti civili, era vittima di uno stigma sociale indelebile. Oggi si dà riconoscimento al fatto che il fallimento comporta ripercussioni gravi sull'occupazione e sull'economia locale ed è preferibile fare un tentativo di preservazione dell'impresa o dare una gestione ordinata alla sua chiusura.
Quali obiettivi persegue la normativa vigente in materia di crisi d'impresa? Dà incoraggiamento all'emersione precoce delle difficoltà, dà incoraggiamento alla ricerca di soluzioni condivise e dà incoraggiamento al riconoscimento all'imprenditore onesto ma sventurato della possibilità di procedere all'affrancamento dai debiti residui e dare un nuovo inizio. Un titolare di pizzeria che ha subito il colpo della pandemia e che ha agito con trasparenza, può oggi porre in archivio il capitolo e dare apertura a uno nuovo, magari con una diversa attività.
La risoluzione dei debiti richiede prontezza per evitare la maturazione di interessi, l'emissione di decreti ingiuntivi, l'esecuzione di pignoramenti e l'iscrizione di ipoteche. Le strade maestre si dipanano lungo un tragitto articolato che prende avvio dallo svolgimento del negoziato con i creditori come momento iniziale di confronto per giungere alla concessione della dilazione quale strumento di diluizione temporale dell'obbligazione, fino ad arrivare alla sospensione che opera un congelamento provvisorio della sua esigibilità (ovvero la facoltà del creditore di avanzare la pretesa del pagamento) e successivamente al saldo e stralcio che consente la chiusura della posizione con l'esecuzione di un versamento ridotto e, da ultimo, al consolidamento del debito che realizza l'accorpamento delle esposizioni in un'unica soluzione gestibile. In ipotesi di sovraindebitamento, il Codice della crisi prevede una gamma di strumenti che spaziano dal piano di ristrutturazione concepito per il riordino dell'esposizione debitoria fino ad arrivare al concordato minore quale procedura semplificata per i soggetti non assoggettabili a fallimento, proseguendo con la liquidazione controllata che permette la monetizzazione del patrimonio disponibile, per giungere infine all'esdebitazione (ossia la cancellazione dei debiti residui), la quale trova operatività anche a beneficio del debitore incapiente (colui che risulta privo dei mezzi per la soddisfazione dei creditori). Per tributi e cartelle sono a disposizione rateizzazioni e rottamazioni, con il sostegno degli Organismi di composizione della crisi.
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