Difesa da pignoramenti ed esecuzioni

La difesa da pignoramenti ed esecuzioni è il complesso degli strumenti giuridici di cui un soggetto, denominato debitore, può fare uso per porre contrasto o circoscrivere gli effetti di una procedura con cui un creditore mira al recupero coattivo di ciò che gli spetta. Per giungere alla comprensione di cosa si tratti, conviene prendere le mosse dal principio. Si prenda in considerazione chi, dopo mesi di rate insolute del mutuo, riceve la consegna di una raccomandata dall'istituto di credito: quando taluno non dà onore a un debito, il creditore, qualora abbia disponibilità di un cosiddetto titolo esecutivo (ad esempio una sentenza, un decreto ingiuntivo divenuto definitivo, una cambiale o un assegno rimasto insoluto), può fare appello allo Stato per ottenere la restituzione di quanto gli compete con la forza della legge. Questa procedura prende il nome di esecuzione forzata. Il pignoramento ne costituisce il primo atto tangibile e consiste nella creazione di un vincolo su determinati beni del debitore, ossia nella loro immobilizzazione affinché non possano essere oggetto di alienazione o trasferimento, in previsione di una successiva vendita all'asta il cui ricavato darà soddisfazione al creditore.

Prima ancora di ogni difesa vera e propria, trova collocazione un passaggio preliminare cardinale, ovvero la notifica dell'atto di precetto, cioè un'ingiunzione formale con cui il creditore dà avvertimento al debitore di procedere al pagamento entro dieci giorni, pena l'avvio dell'esecuzione. In questo frangente il debitore ha già la facoltà di dare reazione attraverso diverse condotte alternative: procedere al saldo, fare sollecito di una dilazione, muovere contestazione al credito reputato non dovuto. Si immagini un artigiano che, dopo aver ricevuto il precetto, prende contatto senza indugio con il creditore per fargli la prospettazione di un versamento immediato di parte della somma e di una dilazione del residuo: queste prime possibilità di reazione, che nel loro complesso danno forma al ventaglio delle iniziative precontenziose (ossia le mosse esperibili prima dell'apertura del contenzioso) a disposizione del destinatario del precetto, danno tratto a un momento strategico in cui il debitore può ancora dare indirizzo all'esito della vicenda attraverso la scelta della via che meglio fa aderenza alla propria condizione economica e alle proprie ragioni giuridiche, così da fare in modo che la procedura non abbia passaggio alla fase esecutiva vera e propria.

Le difese trovano ripartizione essenzialmente in due grandi categorie. La prima è l'opposizione all'esecuzione, cui si fa ricorso quando il debitore muove contestazione al diritto stesso del creditore di procedere. In questo ambito si possono portare argomenti disparati: l'inesistenza del debito, l'avvenuto pagamento, la prescrizione (ossia il decorso di un lasso di tempo eccessivo che rende il credito non più esigibile), l'invalidità del titolo esecutivo. Si prenda in considerazione chi fa esibizione al giudice di una ricevuta bancaria di dieci anni or sono che dà attestazione dell'estinzione del debito. La seconda è l'opposizione agli atti esecutivi, che ha per oggetto invece i vizi formali della procedura, quali irregolarità nella notifica, sviste nei documenti o inosservanza dei termini di legge: è il caso di un atto la cui consegna sia stata effettuata al vicino anziché al debitore, oppure di una data riportata in modo erroneo. In quest'ultima ipotesi non viene messo in discussione il debito, bensì il modo in cui il creditore sta portando avanti la propria azione. A queste si affianca l'opposizione di terzo, riservata a chi non è né creditore né debitore ma vede sottoposti a pignoramento beni che gli appartengono, come nel caso di un familiare o di un convivente che si trova con un oggetto di sua proprietà sotto vincolo, ad esempio il computer della moglie in uso per lavoro rinvenuto nell'abitazione del marito debitore.

Il pignoramento può avere caduta su beni differenti e per ciascuno trovano sussistenza difese specifiche. Nel pignoramento mobiliare, che ha per oggetto gli oggetti presenti nell'abitazione o nei locali del debitore, la legge dà sancimento al principio secondo cui alcuni beni sono impignorabili in assoluto perché reputati indispensabili al vivere quotidiano: il letto, gli abiti, la biancheria, gli utensili di cucina, gli oggetti di culto, gli strumenti necessari alla professione entro certi limiti, come il martello del falegname o il computer dello scrittore. In analogia con il minimo vitale che nessuno può togliere a chi lavora, questo nucleo di beni essenziali, che dà composizione alla sfera minima intangibile riservata al debitore per la garanzia della sua dignità e della sussistenza materiale, costituisce un confine oggettivo che la procedura non può oltrepassare e che dà al debitore la possibilità di fare difesa attraverso l'affermazione dell'impignorabilità dinanzi al giudice dell'esecuzione. Nel pignoramento immobiliare, che ha per oggetto case, terreni o altri immobili, la difesa può avere passaggio attraverso la conversione del pignoramento. Il debitore rivolge domanda al giudice per la sostituzione del bene pignorato con una somma di denaro, la cui corresponsione potrà avvenire anche a rate, evitando così la vendita all'asta della sua dimora: è come effettuare una permuta tra la propria casa e un salvadanaio da riempire gradualmente. Una tutela peculiare trova sussistenza per la casa in cui il debitore ha dimora, che in taluni casi non può essere fatta oggetto di pignoramento dall'agente della riscossione, ossia dall'ente che dà recupero ai debiti verso lo Stato, quando si tratta dell'unico immobile posseduto e non è di lusso: si prenda in considerazione il pensionato che ha abitazione nel bilocale ricevuto in eredità dai genitori e ha un debito con l'erario. Nel pignoramento presso terzi, infine, il creditore non porta aggressione direttamente al debitore bensì a una persona o a un ente che gli deve qualcosa, tipicamente il datore di lavoro per lo stipendio o l'istituto di credito per il conto corrente. Anche in questo caso la legge dà fissazione a dei limiti. Lo stipendio, ad esempio, può essere fatto oggetto di pignoramento soltanto entro determinate quote, di norma un quinto, mentre la pensione ha il beneficio di una fascia minima intangibile, pari a un importo agganciato all'assegno sociale, al di sotto della quale il creditore non può fare spinta. Il debitore può dunque muovere opposizione qualora questi limiti non trovino osservanza, come nel caso di un impiegato al quale venga fatta trattenuta di metà della busta paga.

Un ulteriore strumento di difesa, sovente decisivo, è la sospensione dell'esecuzione. Il giudice, ove faccia ravvisamento di gravi motivi o qualora l'opposizione dia impressione di fondatezza, può dare arresto temporaneo alla procedura in attesa della decisione finale, come un semaforo rosso che pone fermo al traffico giudiziario finché la situazione non trova rasserenamento. Trovano sussistenza anche vie stragiudiziali, ossia che non hanno passaggio dal tribunale, come la trattativa diretta con il creditore per il conseguimento di un saldo e stralcio, cioè il pagamento di una somma ridotta a estinzione definitiva del debito: si prenda in considerazione il debitore che, essendo tenuto al pagamento di diecimila euro, ne fa offerta all'istante di cinquemila in contanti e mette in archivio la partita. Un'altra strada è il piano di rientro rateale. Per chi si trova in una condizione di sovraindebitamento grave, ossia quando la massa complessiva dei debiti va oltre l'effettiva capacità di darvi onore, come accade a una famiglia con più finanziamenti, la carta revolving (carta di credito a rimborso rateale) e le bollette arretrate, trovano sussistenza procedure apposite che danno la possibilità di ottenere una ristrutturazione complessiva o addirittura l'affrancamento dai debiti residui, con effetti sospensivi anche sulle esecuzioni in corso.

La difesa richiede attenzione ai tempi. Molti termini per la proposizione dell'opposizione sono esigui, spesso di venti giorni, e il loro superamento equivale alla perdita della possibilità di dare contestazione: chi riceve l'atto il primo del mese e si mette in azione il ventiduesimo si ritrova, di fatto, con le mani legate. Per tale ragione è essenziale dare reazione con prontezza non appena si riceve un atto giudiziario, senza farne trascuratezza nell'illusione che la questione trovi soluzione da sé. L'assistenza di un legale è quasi sempre imprescindibile, sia per l'individuazione della strategia più confacente sia perché molte opposizioni richiedono, per legge, la presenza di un difensore. In conclusione, la difesa da pignoramenti ed esecuzioni richiede più operazioni convergenti: avere conoscenza dei propri diritti, fare distinzione tra ciò che è aggredibile e ciò che è tutelato, dare ponderazione alla scelta se muovere contestazione al debito nel merito o soltanto nella forma, dare azione con tempestività, fare ricerca ove possibile di una soluzione concordata che ponga scongiuro agli effetti più gravosi della procedura forzata. Come un navigante che, sorpreso dalla tempesta, deve al contempo avere conoscenza delle carte, dare riconoscimento ai venti propizi, effettuare la scelta della rotta e mettersi in movimento senza indugio, questo insieme coordinato di attività difensive, che dà costituzione nel suo complesso all'atteggiamento consapevole e attivo che il debitore deve fare proprio dinanzi alla minaccia esecutiva, dà delineazione a una strategia unitaria capace di dare salvaguardia al patrimonio e alla serenità personale nella misura in cui l'ordinamento ne dà concessione, purché sia portata avanti con la lucidità e la prontezza che la materia impone.

Punti chiave difesa da pignoramenti. Domande e risposte

Che cosa si intende per difesa da pignoramenti ed esecuzioni? È il complesso degli strumenti giuridici con cui il debitore può porre ostacolo o dare circoscrizione agli effetti di una procedura avviata dal creditore per procedere al recupero coattivo di quanto gli è dovuto. Si pensi al caso di chi, ricevuta la notifica di un pignoramento sullo stipendio, procede all'affidamento a un legale per giungere alla comprensione delle possibili modalità di reazione: è proprio in quel frangente che fanno il loro ingresso in scena tali strumenti.

Quando un creditore può far ricorso all'esecuzione forzata? Quando risulta munito di un titolo esecutivo, come una sentenza, un decreto ingiuntivo definitivo, una cambiale o un assegno insoluto. È inoltre indispensabile che il debitore versi in condizione di inadempienza.

Che cos'è il pignoramento? È il primo atto concreto dell'esecuzione forzata. Consiste nell'apposizione di un vincolo su taluni beni del debitore, i quali subiscono un'immobilizzazione affinché non ne sia possibile l'alienazione, in previsione di una successiva vendita all'incanto, ossia all'asta. Compie un'operazione simile a un sigillo posto su una porta: i beni permangono formalmente in capo al proprietario, ma non ne è più consentito lo spostamento né la cessione.

Che cos'è l'atto di precetto? Immaginiamo una missiva che rivolge intimazione al debitore per il saldo entro dieci giorni: si tratta di un'ingiunzione formale con cui il creditore muove diffida al debitore per il pagamento entro dieci giorni, pena l'avvio dell'esecuzione.

Quali reazioni può avere il debitore dopo aver ricevuto il precetto? Può fare la propria scelta tra il pagamento, la richiesta di dilazione e la contestazione del credito ritenuto non dovuto. Può dare corso al pagamento all'istante per giungere alla definizione della questione, può fare richiesta di rateizzazione se difetta della liquidità necessaria, può procedere alla contestazione del credito se lo reputa infondato. Le possibili reazioni danno configurazione nel loro insieme al ventaglio di condotte attraverso cui il debitore, una volta ricevuto il precetto, assume una determinazione dinanzi alla pretesa creditoria, poiché ciascuna di esse costituisce rappresentazione di una modalità diversa di rapporto con l'ingiunzione ricevuta e produce incidenza in maniera differente sul successivo sviluppo della vicenda esecutiva.

Quali sono le due grandi categorie di difese giudiziali? L'opposizione all'esecuzione e l'opposizione agli atti esecutivi. Queste due categorie di difese giudiziali danno costituzione all'impalcatura fondamentale entro cui trova articolazione la reazione processuale del debitore, dal momento che costituiscono rappresentazione degli strumenti attraverso i quali l'ordinamento offre concessione della messa in discussione tanto della legittimità sostanziale dell'azione esecutiva quanto della correttezza formale del suo svolgimento. È come operare una distinzione fra chi solleva contestazione sulla validità del biglietto e chi solleva contestazione sul modo in cui il controllore ne ha effettuato la vidimazione: due piani distinti, entrambi dotati di rilevanza.

Su cosa si fonda l'opposizione all'esecuzione? Sulla contestazione del diritto stesso del creditore a dar corso all'azione, con addebito di motivi come l'inesistenza del debito, l'avvenuto pagamento, la prescrizione o l'invalidità del titolo esecutivo. Si pensi a chi ha già dato saldo a una fattura e riceve comunque recapito di un pignoramento per la medesima somma: la ricevuta di pagamento diviene l'arma con cui operare la confutazione alla radice della pretesa. Tali motivi di contestazione danno formazione al nucleo argomentativo su cui il debitore procede all'edificazione della propria difesa nel merito, perché offrono la possibilità della negazione alla radice della sussistenza della pretesa creditoria attraverso ragioni che pongono incidenza diretta sull'esistenza o sull'efficacia del credito azionato.

Che cos'è la prescrizione nel contesto dei debiti? È il decorso di un lasso di tempo eccessivo che rende il credito non più esigibile. Una bolletta rimasta in dimenticanza in un cassetto per oltre cinque anni, ad esempio, può non essere più oggetto di reclamo.

Che cosa contesta l'opposizione agli atti esecutivi? I vizi formali della procedura, come irregolarità nella notifica, errori nei documenti o inosservanza dei termini di legge. Basti pensare a un atto che ha ricevuto notifica a un indirizzo errato o consegna a un soggetto privo di legittimazione a riceverlo. Questi vizi formali costituiscono l'oggetto tipico del vaglio rimesso al giudice dell'opposizione agli atti esecutivi, in quanto pongono attinenza al modo in cui la procedura ha avuto concreto dispiegamento e possono dar luogo alla determinazione dell'invalidità degli atti compiuti quando risultino tali da arrecare compromissione alla regolarità dell'iter esecutivo.

A chi è riservata l'opposizione di terzo? A chi non riveste la qualità né di creditore né di debitore ma subisce il pignoramento di beni di sua proprietà. Si pensi al caso di un'automobile con intestazione al figlio ma sottoposta a pignoramento come se appartenesse al padre debitore.

Quali beni sono considerati impignorabili nel pignoramento mobiliare? Il letto, gli abiti, la biancheria, gli utensili di cucina, gli oggetti di culto e gli strumenti che rispondono a necessità professionali entro certi limiti. Un falegname, ad esempio, non può subire la sottrazione della pialla o della sega circolare con cui provvede al proprio sostentamento. Questi beni impignorabili danno individuazione nel loro complesso a quella sfera minima di dotazione personale e professionale che l'ordinamento pone in sottrazione all'aggressione esecutiva, poiché costituiscono rappresentazione dell'insieme delle cose reputate indispensabili per offrire al debitore garanzia di condizioni essenziali di vita quotidiana e la possibilità di dare continuità all'esercizio della propria attività.

Che cos'è la conversione del pignoramento? È la procedura con cui il debitore rivolge richiesta al giudice per la sostituzione del bene pignorato con una somma di denaro, suscettibile di versamento anche a rate. Compie un'operazione analoga a un riscatto: al posto dell'oggetto vincolato si mette a disposizione il suo controvalore in denaro, dando così affrancamento al bene.

Quando la casa di abitazione non può essere pignorata dall'agente della riscossione? Quando si tratta dell'unico immobile in possesso del debitore e non riveste carattere di lusso. Un piccolo appartamento in periferia, unica proprietà della famiglia, permane al riparo da questo tipo di aggressione.

Che cos'è il pignoramento presso terzi? È il pignoramento che ha per destinatario non direttamente il debitore ma una persona o ente che si trova in posizione di debito nei suoi confronti, come il datore di lavoro per lo stipendio o la banca per il conto corrente.

Entro quali limiti può essere pignorato lo stipendio? Di norma entro un quinto dell'importo. Su una busta paga da millecinquecento euro, il creditore potrà fare affidamento al massimo su trecento euro mensili.

Come è tutelata la pensione dal pignoramento? Gode di una fascia minima intangibile, con ancoraggio all'importo dell'assegno sociale, al di sotto della quale il creditore non può dare avvio all'azione. È una sorta di soglia di sopravvivenza: sotto quella linea, la pensione permane intoccabile.

Che cos'è la sospensione dell'esecuzione? È un provvedimento con cui il giudice, in presenza di gravi motivi o di un'opposizione con apparente fondatezza, opera l'arresto temporaneo della procedura in attesa della decisione finale. Svolge la funzione di un freno a mano tirato durante una discesa: la corsa trova arresto finché non interviene il chiarimento della situazione.

Che cos'è il saldo e stralcio? Pensiamo a un debito di ventimila euro che riceve estinzione con un versamento di ottomila: si tratta di un accordo stragiudiziale con cui il debitore procede alla corresponsione di una somma ridotta a titolo di estinzione definitiva del debito.

Quando si parla di sovraindebitamento? Quando la massa complessiva dei debiti va oltre l'effettiva capacità del debitore di farvi fronte. Situazione tipica di chi ha proceduto all'accumulo di più finanziamenti, situazione tipica di chi ha subito la perdita del lavoro, situazione tipica di chi si trova in condizione di travolgimento a causa di spese mediche impreviste.

Quali possibilità offrono le procedure per il sovraindebitamento? Una ristrutturazione complessiva dei debiti o l'affrancamento dai debiti residui, con produzione di effetti sospensivi anche sulle esecuzioni in corso.

Qual è il termine tipico per proporre opposizione? Spesso venti giorni, il cui superamento comporta la perdita della facoltà di dare contestazione. Come un treno che compie la partenza in orario: chi giunge alla stazione al ventunesimo giorno ne trova ormai l'allontanamento.

Perché è importante l'assistenza di un legale? Perché offre aiuto nell'individuazione della strategia più idonea. Inoltre, molte opposizioni pongono per legge l'esigenza della presenza di un difensore. È un po' come dare affronto a un intervento chirurgico senza medico: teoricamente suscettibile di immaginazione, praticamente esposto a rischi altissimi.

Quali sono gli elementi essenziali di una strategia difensiva efficace? Occorre avere conoscenza dei propri diritti, occorre operare la distinzione dei beni aggredibili da quelli sottoposti a tutela, occorre svolgere la ponderazione della scelta tra contestazione di merito e di forma, occorre agire con tempestività e occorre porsi in ricerca di una soluzione concordata. Questi elementi essenziali danno composizione nel loro insieme al quadro operativo attraverso cui una strategia difensiva efficace prende forma, perché costituiscono rappresentazione dei passaggi logici e pratici che consentono al debitore di trovare orientamento consapevole all'interno della procedura esecutiva e di procedere all'individuazione della linea di condotta che offre migliore protezione alla propria posizione.

La risoluzione dei debiti richiede prontezza per evitare la maturazione di interessi, l'emissione di decreti ingiuntivi, l'esecuzione di pignoramenti e l'iscrizione di ipoteche. Le strade maestre si dipanano lungo un tragitto articolato che prende avvio dallo svolgimento del negoziato con i creditori come momento iniziale di confronto per giungere alla concessione della dilazione quale strumento di diluizione temporale dell'obbligazione, fino ad arrivare alla sospensione che opera un congelamento provvisorio della sua esigibilità (ovvero la facoltà del creditore di avanzare la pretesa del pagamento) e successivamente al saldo e stralcio che consente la chiusura della posizione con l'esecuzione di un versamento ridotto e, da ultimo, al consolidamento del debito che realizza l'accorpamento delle esposizioni in un'unica soluzione gestibile. In ipotesi di sovraindebitamento, il Codice della crisi prevede una gamma di strumenti che spaziano dal piano di ristrutturazione concepito per il riordino dell'esposizione debitoria fino ad arrivare al concordato minore quale procedura semplificata per i soggetti non assoggettabili a fallimento, proseguendo con la liquidazione controllata che permette la monetizzazione del patrimonio disponibile, per giungere infine all'esdebitazione (ossia la cancellazione dei debiti residui), la quale trova operatività anche a beneficio del debitore incapiente (colui che risulta privo dei mezzi per la soddisfazione dei creditori). Per tributi e cartelle sono a disposizione rateizzazioni e rottamazioni, con il sostegno degli Organismi di composizione della crisi.

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