Risoluzione dei debiti fiscali: strumenti e procedure

La risoluzione dei debiti fiscali è l'insieme delle procedure e degli strumenti che permettono a un contribuente, sia esso una persona fisica o un'impresa, di procedere alla composizione delle somme dovute all'erario e agli altri enti impositori quando non ha avuto la possibilità di dare adempimento entro le scadenze ordinarie. Si tratta di un tema che ha attinenza diretta con l'esistenza di molti: immaginiamo l'artigiano che, dopo un'annata travagliata, riceve la consegna di una busta verde con dentro cifre a quattro zeri, oppure la famiglia che prende atto di aver dimenticato di dare esecuzione al versamento del bollo auto di tre anni prima. Presto o tardi capita di fare incontro con una cartella esattoriale, con un avviso di accertamento o con una comunicazione di irregolarità, cioè quei documenti attraverso cui l'amministrazione finanziaria avanza la richiesta di versamento di tributi non corrisposti, insieme a interessi e sanzioni.

Il debito fiscale ha origine quando una somma dovuta a titolo di tributo non forma oggetto di corresponsione o è oggetto di saldo solo in parte. Può avere a oggetto le imposte sul reddito, l'IVA (imposta sul valore aggiunto), l'IRAP (imposta regionale sulle attività produttive), l'IMU (imposta municipale propria), il bollo auto, la TARI (tassa sui rifiuti) o i contributi previdenziali. L'insieme di queste voci tributarie e contributive fa da delimitazione al perimetro complessivo delle obbligazioni verso l'erario che l'ente di riscossione mostra tendenza a sottoporre a trattamento secondo criteri uniformi, poiché le somme, indipendentemente dalla loro origine specifica, hanno convergenza in un solo congegno di recupero che le sottopone a gestione come un blocco omogeneo di posizioni debitorie da regolarizzare, non diversamente da un fiume che effettua la raccolta di affluenti eterogenei ma ne opera la conduzione tutti verso la medesima foce. Quando l'ente creditore, tipicamente l'Agenzia delle Entrate, dà consegna della somma alla riscossione, il debito fa ingresso in una fase in cui possono avere innesco interessi di mora, aggi e, se non si dà luogo a un intervento, provvedimenti più penetranti come il fermo amministrativo del veicolo, l'ipoteca sugli immobili o il pignoramento di conti correnti e stipendi.

Per fare in modo di scongiurare questi epiloghi esistono diverse vie. La prima, la più agevole, è la rateizzazione, che rende possibile la dilazione del pagamento in un certo numero di rate mensili, così da rendere sopportabile lo sforzo economico, non diversamente da quanto ha luogo con il mutuo di un'abitazione, con la distribuzione su molti mesi di ciò che in un'unica soluzione avrebbe carattere insostenibile. La normativa prevede soglie di importo entro cui è sufficiente una semplice istanza, mentre per importi più cospicui occorre fornire prova della difficoltà economica, ad esempio con l'ISEE (indicatore della situazione economica equivalente) per le famiglie o con appositi indici di bilancio per le imprese. Se il contribuente subisce la decadenza dal piano per aver dato mancanza a un certo numero di rate, va incontro alla perdita del beneficio e il debito riacquista esigibilità per intero, con ricadute gravose.

Un secondo strumento è dato dagli istituti deflativi del contenzioso, cioè quei meccanismi che rendono possibile la composizione di una controversia con il fisco prima dell'approdo dinanzi al giudice tributario. Poniamo il caso di un imprenditore che riceve la notifica di un accertamento per una presunta evasione IVA di trentamila euro: anziché dare avvio a una causa lunga e dispendiosa, può prendere posto al tavolo con l'Agenzia e dare corso a un'intesa. Fanno parte di questa categoria l'acquiescenza, l'accertamento con adesione e la conciliazione giudiziale. Questo gruppo di procedure deflative rappresenta un ventaglio coordinato di soluzioni preventive che il contribuente può porre in azione in fasi diverse del rapporto con l'amministrazione finanziaria affinché la definizione della pretesa tributaria trovi compimento in via anticipata rispetto alla fase contenziosa, con il duplice beneficio che ha collocazione nell'abbattimento dell'importo complessivo, soprattutto sul fronte delle sanzioni, e nella dissoluzione dell'incertezza connessa all'esito del processo.

A fianco di questi strumenti ordinari, il legislatore ha dato varo nel tempo a misure straordinarie, comunemente indicate con la denominazione di rottamazioni e saldi e stralcio. La rottamazione consente il versamento del capitale del debito senza sanzioni e senza interessi di mora, spesso con facoltà di dilazione: chi era debitore di diecimila euro tra imposte, sanzioni e interessi può trovarsi a doverne effettuare il pagamento di seimila. Il saldo e stralcio, riservato ai contribuenti in condizioni di spiccata difficoltà economica, ha portata più ampia e permette l'estinzione del debito con la corresponsione solo di una frazione, talvolta anche il venti o il trenta per cento del totale. Queste misure hanno indole periodica e sono state oggetto di riproposizione a più riprese, sempre con finestre temporali circoscritte e regole puntuali di adesione.

Per chi si trova in una situazione di sovraindebitamento, cioè quando l'insieme dei debiti, non solo fiscali, presenta eccedenza in modo strutturale rispetto alla capacità di farvi fronte, esistono procedure apposite all'interno del Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza. Si prenda in considerazione il pensionato che, dopo aver prestato garanzia per il figlio, si ritrova gravato da rate del prestito, cartelle esattoriali e bollette arretrate che fanno divorazione di più della sua pensione. Il piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore e il concordato minore rendono possibile, sotto la vigilanza del tribunale, la prospettazione ai creditori di un pagamento parziale e dilazionato, compresa la componente fiscale. In taluni casi trova previsione persino l'esdebitazione, ossia la cancellazione dei debiti residui a favore del debitore incapiente, una sorta di seconda opportunità per chi non dispone di alcuna prospettiva concreta di pagamento.

Un aspetto rilevante ha riguardo alla prescrizione, cioè il termine oltre il quale il credito perde esigibilità. Una fattispecie ricorrente: perviene una cartella nel 2024 che ha riferimento a una TARI del 2015 mai reclamata prima; c'è più di un valido motivo per procedere alla sua impugnazione. I tributi hanno termini di prescrizione differenti a seconda della loro natura. Alcuni vanno incontro a prescrizione in dieci anni, altri, come i tributi locali, in cinque, e altri ancora, come le sanzioni amministrative, entro termini più contenuti. Effettuare il controllo se una cartella ha riferimento a somme ormai prescritte è una delle prime verifiche da compiere quando si riceve una richiesta di pagamento a notevole distanza di tempo.

Il fronteggiamento di un debito fiscale richiede tempestività. La trascuratezza degli atti fa venir meno le occasioni di difesa e di riduzione, perché i termini per l'impugnazione o per l'adesione alle agevolazioni sono di norma esigui, spesso di sessanta giorni dalla notifica: chi fa abbandono della busta sigillata nel cassetto per due mesi si rende poi conto di aver mandato in dissipazione ogni possibilità di riduzione delle sanzioni. Effettuare uno scrutinio con attenzione di ciò che perviene, operare il discernimento tra un semplice avviso bonario, un accertamento e una cartella già esecutiva, e mettere in valutazione quale strumento presenti maggiore confacenza al proprio caso, è la via migliore per dare conversione a una situazione potenzialmente drammatica in un percorso governabile. L'impostazione di fondo del sistema, del resto, non ha natura repressiva a ogni costo. Dà preferenza all'incasso, dà preferenza al dialogo, dà preferenza al recupero, sia pure in misura minore e in tempi più lunghi, anziché fare accanimento su chi non è in grado di adempiere. È esattamente in questo spazio che trovano collocazione tutti gli strumenti di risoluzione.

Punti chiave risoluzione dei debiti fiscali. Domande e risposte

Che cos'è la risoluzione dei debiti fiscali? È il complesso di iter e dispositivi che consentono a un contribuente, persona fisica o impresa, di procedere all'appianamento degli importi dovuti all'erario e agli altri enti impositori quando non è riuscito a dare onore agli stessi entro le scadenze ordinarie. Si prenda in considerazione l'artigiano che, sopraffatto da una brusca contrazione delle commesse, fa la scoperta allo scadere dell'anno di avere l'IVA (imposta sul valore aggiunto) da versare e di essere privo di liquidità in cassa: è proprio in questo frangente che simili congegni ricevono applicazione.

Quando si origina un debito fiscale? Prende vita quando un importo dovuto a titolo di tributo non riceve corresponsione oppure ottiene onore soltanto in parte.

Quali tipologie di tributi possono generare un debito fiscale? Le imposte sul reddito, l'IVA, l'IRAP (imposta regionale sulle attività produttive), l'IMU (imposta municipale propria), il bollo auto, la TARI (tassa sui rifiuti) e i contributi previdenziali. Questa costellazione di prelievi obbligatori, che effettua un abbraccio dell'intero ventaglio della fiscalità gravante sui contribuenti italiani, fa raccolta delle voci impositive dalle quali può avere scaturigine una posizione debitoria nei confronti degli enti impositori qualora il contribuente non riesca a dare corresponsione al dovuto entro i termini fissati dalla legge. Basti prendere in considerazione una famiglia che, nell'arco di un solo anno, si ritrovi a dover fare fronte all'IMU sulla seconda casa, alla TARI sull'abitazione principale e al bollo di due automobili: ognuna di queste voci, in mancanza di onore, dà alimento a un'autonoma posizione debitoria.

Cosa significa la sigla IVA? Imposta sul valore aggiunto.

Cosa significa la sigla IRAP? Imposta regionale sulle attività produttive.

Cosa significa la sigla IMU? Imposta municipale propria.

Cosa significa la sigla TARI? Tassa sui rifiuti.

Quale ente affida solitamente il debito alla riscossione? L'Agenzia delle Entrate.

Quali conseguenze possono scattare se il debito non viene affrontato? Possono avere maturazione interessi di mora e aggi (i compensi spettanti all'agente della riscossione). Possono ricevere adozione provvedimenti quali il fermo amministrativo del veicolo, l'ipoteca sugli immobili o il pignoramento di conti correnti e stipendi. Tale arsenale di strumenti sanzionatori e cautelari, che nel suo complesso dà incarnazione alla risposta dell'ordinamento all'inadempimento tributario, trova dispiegamento in modo da fare intaccamento graduale della sfera patrimoniale del debitore così da esercitare una spinta al medesimo verso la sanatoria della propria posizione oppure da consentire all'ente creditore di operare comunque il recupero di quanto gli compete. Poniamo un lavoratore dipendente che compia trascuratezza per anni di una cartella: un bel giorno, all'atto dell'apertura della busta paga, potrebbe fare accorgimento del fatto che una porzione dello stipendio ha subito una decurtazione alla fonte, come un rubinetto socchiuso a monte del suo bilancio familiare.

Qual è lo strumento più agevole per risolvere un debito fiscale? La rateizzazione, che dà facoltà di operare la diluizione del pagamento in un certo numero di rate mensili, un po' come avviene nell'acquisto di un elettrodomestico dispendioso, con distribuzione dell'onere su più mensilità sopportabili.

Quando è sufficiente una semplice istanza per ottenere la rateizzazione? Quando l'importo del debito conserva mantenimento al di sotto di determinate soglie fissate dalla normativa.

Cosa occorre fornire per rateizzare importi più cospicui? La dimostrazione dello stato di difficoltà economica, ad esempio tramite l'ISEE (indicatore della situazione economica equivalente) per le famiglie o appositi indici di bilancio per le imprese.

Cosa significa la sigla ISEE? Indicatore della situazione economica equivalente.

Cosa accade se il contribuente non paga un certo numero di rate del piano di rateizzazione? Subisce la decadenza dal piano, con la connessa perdita dell'agevolazione e il ritorno del debito a esigibilità integrale. È come subire la perdita del diritto a un abbonamento agevolato dopo aver mancato troppe scadenze: si fa ritorno al pagamento del prezzo pieno, tutto insieme.

Cosa sono gli istituti deflativi del contenzioso? Sono congegni che offrono la possibilità di dare composizione a una controversia con il fisco prima di operare l'approdo dinanzi al giudice tributario. Si prenda in considerazione il contribuente che riceve un avviso di accertamento per redditi non dichiarati: invece di dare inizio a un ricorso dall'esito aleatorio, può prendere posto al tavolo con l'ufficio e dare composizione alla faccenda in via amichevole.

Quali sono i principali istituti deflativi del contenzioso? L'acquiescenza, l'accertamento con adesione e la conciliazione giudiziale. Questo terzetto di strumenti compositivi, che dà costituzione all'ossatura del sistema di risoluzione stragiudiziale delle liti tributarie, mette a disposizione del contribuente diverse vie per operare l'approdo a un'intesa con l'amministrazione finanziaria in stadi differenti del procedimento così da fare scongiuro del ricorso al giudice tributario.

Quali vantaggi offrono gli istituti deflativi del contenzioso? L'abbattimento dell'importo complessivo, soprattutto sulle sanzioni, unitamente alla dissoluzione dell'incertezza connessa all'esito del processo.

Cosa sono le rottamazioni? Provvedimenti eccezionali che offrono la facoltà di dare versamento al capitale del debito senza sanzioni e senza interessi di mora, spesso con facoltà di dilazione. Un contribuente con una cartella di ventimila euro, di cui otto solo di sanzioni e interessi, può in simili frangenti fare limitazione alla corresponsione dei dodicimila di imposta effettiva.

A chi è riservato il saldo e stralcio? Ai contribuenti in condizioni di marcata difficoltà economica.

Quale è la portata del saldo e stralcio? Dà la possibilità di operare l'estinzione del debito con corresponsione solo di una frazione del totale, talvolta anche il venti o il trenta per cento. Un pensionato con un reddito minimo e una cartella di diecimila euro potrebbe procedere alla sanatoria della propria posizione tramite il versamento di due o tremila.

Cosa si intende per sovraindebitamento? La situazione in cui la massa dei debiti, non solo fiscali, effettua un superamento in maniera strutturale della capacità del debitore di farvi fronte. È la condizione di chi si ritrova con l'acqua alla gola: mutuo, finanziarie, fornitori e fisco fanno pressione simultaneamente e nessuna entrata è sufficiente a dare placamento all'onda.

In quale normativa sono disciplinate le procedure per il sovraindebitamento? Nel Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza.

Quali procedure sono previste per chi si trova in sovraindebitamento? Il piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore e il concordato minore. Questo binomio di strumenti concorsuali minori, che dà rappresentazione alla risposta ordinamentale alle situazioni di crisi dei soggetti non fallibili, si rivolge rispettivamente al debitore privato e agli operatori economici di ridotte dimensioni così che possano fare fronte in modo ordinato all'eccesso di indebitamento lungo un percorso sottoposto a sorveglianza dell'autorità giudiziaria.

Cosa consentono queste procedure di sovraindebitamento? Danno facoltà, sotto la sorveglianza del tribunale, di fare proposta ai creditori di un pagamento parziale e dilazionato, inclusa la componente fiscale. Un piccolo commerciante oppresso da debiti verso banche, fornitori e Agenzia delle Entrate potrebbe, ad esempio, fare offerta del rimborso del quaranta per cento in cinque anni.

Che cos'è l'esdebitazione? L'azzeramento dei debiti residui a favore del debitore incapiente (privo di mezzi), una sorta di seconda opportunità per chi non ha alcuna prospettiva concreta di pagamento. Si prenda in considerazione chi, dopo un fallimento aziendale e la perdita di ogni bene, si ritrovi senza reddito né patrimonio: l'ordinamento fa dono al medesimo di una pagina bianca su cui operare un nuovo inizio.

Che cos'è la prescrizione in ambito fiscale? Il termine oltre il quale il credito subisce la perdita di esigibilità.

Qual è il termine di prescrizione dei tributi locali? Cinque anni. Una vecchia TARI del 2015 mai sollecitata, ad esempio, oggi non risulterebbe più esigibile.

In quanti anni si prescrivono alcuni tributi come le imposte erariali? In dieci anni.

Qual è una delle prime verifiche da compiere quando si riceve una cartella a distanza di tempo? Fare accertamento del fatto che le somme richieste risultino ormai prescritte. Se dopo otto anni di silenzio arriva una cartella per un bollo auto del 2016, la prima mossa consiste nella verifica della data e nel confronto con i termini di prescrizione.

Qual è il termine ordinario per impugnare un atto o aderire alle agevolazioni? Di norma sessanta giorni dalla notifica.

Cosa comporta trascurare gli atti ricevuti dall'amministrazione finanziaria? Lo smarrimento delle occasioni di difesa e di sconto, poiché i termini per l'impugnazione o l'adesione alle agevolazioni sono risicati. Lasciare una raccomandata chiusa nel cassetto per tre mesi può fare significato di rinuncia, senza rendersene conto, a uno sconto cospicuo sulle sanzioni.

Qual è l'impostazione di fondo del sistema di riscossione? Non ha carattere meramente repressivo. Dà privilegio all'incasso, al confronto e al recupero, anche in misura minore e in tempi più lunghi, piuttosto che all'accanimento su chi non è in grado di dare adempimento. Questa logica compositiva e collaborativa, che dà permeazione all'intero assetto della riscossione tributaria contemporanea, fa rispecchiamento di una scelta di politica legislativa incline a dare privilegio al ripristino della regolarità fiscale attraverso soluzioni sostenibili piuttosto che all'esercizio meramente coercitivo della pretesa erariale nei confronti di chi versa in condizioni di oggettiva difficoltà. In definitiva, il fisco fa somiglianza più a un creditore paziente in cerca di un'intesa percorribile che a un cacciatore intento a fare stanamento della propria preda.

La risoluzione dei debiti richiede prontezza per evitare la maturazione di interessi, l'emissione di decreti ingiuntivi, l'esecuzione di pignoramenti e l'iscrizione di ipoteche. Le strade maestre si dipanano lungo un tragitto articolato che prende avvio dallo svolgimento del negoziato con i creditori come momento iniziale di confronto per giungere alla concessione della dilazione quale strumento di diluizione temporale dell'obbligazione, fino ad arrivare alla sospensione che opera un congelamento provvisorio della sua esigibilità (ovvero la facoltà del creditore di avanzare la pretesa del pagamento) e successivamente al saldo e stralcio che consente la chiusura della posizione con l'esecuzione di un versamento ridotto e, da ultimo, al consolidamento del debito che realizza l'accorpamento delle esposizioni in un'unica soluzione gestibile. In ipotesi di sovraindebitamento, il Codice della crisi prevede una gamma di strumenti che spaziano dal piano di ristrutturazione concepito per il riordino dell'esposizione debitoria fino ad arrivare al concordato minore quale procedura semplificata per i soggetti non assoggettabili a fallimento, proseguendo con la liquidazione controllata che permette la monetizzazione del patrimonio disponibile, per giungere infine all'esdebitazione (ossia la cancellazione dei debiti residui), la quale trova operatività anche a beneficio del debitore incapiente (colui che risulta privo dei mezzi per la soddisfazione dei creditori). Per tributi e cartelle sono a disposizione rateizzazioni e rottamazioni, con il sostegno degli Organismi di composizione della crisi.

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