Difesa dal recupero crediti: strategie e tutele

La difesa dal recupero crediti racchiude l'insieme delle strategie, delle tutele e degli strumenti giuridici cui una persona o un'impresa può fare appello quando riceve richieste di pagamento da un creditore o, assai più spesso, da una società specializzata nel recupero di somme di denaro per conto altrui. Si tratta di una questione che tocca una moltitudine di individui. Basti tenere a mente quante volte accade, nell'arco dell'esistenza, di procedere all'apertura della cassetta postale e fare l'incontro con una raccomandata dai toni perentori: prima o poi può capitare a chiunque di ricevere una missiva, una chiamata o persino la visita di un incaricato che avanza la pretesa del saldo di un debito, autentico o presunto che sia.

Il primo passo per la propria tutela è arrivare alla comprensione di chi sta avanzando quale richiesta. Il creditore originario è il soggetto verso cui in principio si era proceduto alla contrazione di un debito: una banca che ha dato luogo all'erogazione di un mutuo, un operatore telefonico rimasto insoluto per qualche mensilità, un fornitore di energia elettrica, la bottega sotto casa, il commercialista che ha proceduto all'emissione della parcella. Questa molteplicità di controparti iniziali, che dà abbraccio all'intera gamma dei rapporti economici quotidiani in cui un privato o un'impresa può trovare invischiamento, va tenuta a mente come categoria unitaria di soggetti originari, poiché è proprio da essa che ha avvio la successiva catena di eventuali cessioni o incarichi di recupero sui quali il debitore dovrà procedere al proprio orientamento. Sovente, tuttavia, chi fa la propria comparsa per la riscossione non è più questo soggetto, bensì una società di recupero crediti, ossia un'azienda che riceve l'incarico della cura del sollecito, oppure un cessionario, ovvero un soggetto che ha fatto acquisto del credito e ne è ora diventato titolare a tutti gli effetti. Avere conoscenza di chi sta procedendo è cruciale, perché la legge dà attribuzione di diritti differenti a seconda del ruolo di ciascuno.

Il primo baluardo difensivo consiste nel dare accertamento del fatto che il debito abbia reale sussistenza, che la somma oggetto di richiesta sia esatta e che chi ne fa pretesa abbia titolo per farlo. Il debitore può fare domanda per iscritto della cosiddetta prova del credito: copia del contratto, delle fatture, degli estratti conto, dei solleciti già oggetto di recapito e, in caso di cessione, della documentazione che dia dimostrazione del trasferimento del credito da un soggetto all'altro. Alla stregua di un mosaico in cui l'assenza anche di una sola tessera è di ostacolo alla visione dell'immagine completa, l'intero corredo documentale che il debitore ha facoltà di richiedere dà forma a un blocco probatorio unitario, il cui pregio ha collocazione nella compiutezza con cui offre la ricostruzione dell'origine e della vicenda del credito, tanto che la sua eventuale assenza o lacunosità ha incidenza in modo determinante sulla solidità della pretesa avanzata. Qualora tale documentazione non abbia pervenimento o si presenti come frammentaria, la richiesta di pagamento va incontro alla perdita di gran parte del suo vigore.

Un altro strumento risolutivo è la prescrizione, ossia il meccanismo per cui, dopo il trascorrere di un determinato lasso di tempo senza che il creditore abbia dato luogo alla propria attivazione in modo formale, il debito non può più essere oggetto di reclamo. Si prenda in considerazione il caso di una bolletta telefonica di sei anni orsono, per la quale non è mai giunta alcuna raccomandata formale: quel credito, oggi, non è più esigibile. Le tempistiche sono soggette a mutamento a seconda della natura del credito: dieci anni per la maggior parte dei debiti ordinari, cinque anni per canoni periodici come affitti, bollette e rate di servizi, tre anni in altri casi specifici come gli onorari di taluni professionisti. L'intero ventaglio dei termini prescrizionali applicabili ai diversi crediti va preso in considerazione come un sistema unitario di scadenze temporali di cui il debitore deve avere conoscenza nella sua interezza, poiché è soltanto avendo chiarezza sul complesso delle durate previste che si può fare individuazione di quale trovi applicazione al caso concreto e dare valutazione al fatto che il tempo utile per il creditore abbia effettivamente subito il proprio decorso. Se il tempo utile è giunto a spirare, è sufficiente sollevare formalmente l'eccezione di prescrizione per porre arresto alla pretesa, purché nel frattempo non abbiano avuto luogo atti che l'abbiano portata a interruzione, come una raccomandata di messa in mora (ossia l'atto con cui si dà intimazione ufficiale al debitore di procedere all'adempimento) o un riconoscimento del debito da parte del debitore stesso.

Assai rilevante è pure avere conoscenza dei confini comportamentali imposti a chi svolge attività di recupero crediti. Non è lecito procedere a minacce, non è lecito dare luogo a pressioni psicologiche, non è lecito fare contatto con il debitore in orari sconvenienti, non è lecito mettersi in comunicazione con i familiari, i vicini o il datore di lavoro per dare svelamento all'esistenza del debito, né fare la propria comparsa con divise o veicoli che diano l'impressione di un intervento ufficiale delle forze dell'ordine. Si tenga in mente chi fa la propria apparizione sotto casa con un giubbotto che dà imitazione di quello della polizia municipale, o chi fa una telefonata alle dieci di sera con l'adombramento di conseguenze legali immediate: sono condotte che la legge non porta a tolleranza. Qualsiasi condotta aggressiva, insistente o lesiva della riservatezza può essere oggetto di denuncia alle autorità competenti e, nelle ipotesi più gravi, dare origine a responsabilità civili e penali. Il debitore non ha l'obbligo di dare apertura alla porta agli incaricati né di dare risposta alle loro chiamate. Dare preferenza allo scambio scritto è sovente l'opzione più prudente, perché lascia traccia di ogni cosa.

Quando il debito ha sussistenza ma la somma è ardua da versare in un'unica soluzione, la difesa non ha collocazione nel diniego bensì nella negoziazione. È possibile fare domanda di un saldo e stralcio, ossia il versamento di una porzione del dovuto a chiusura definitiva della posizione, oppure di un piano di rientro con rate compatibili con le proprie disponibilità. Un debito di diecimila euro, per esempio, potrebbe essere oggetto di estinzione con un versamento unico di quattromila, oppure con frazionamento in rate mensili sostenibili. Ogni intesa va soggetta a formalizzazione per iscritto, con l'indicazione limpida dell'importo, delle scadenze e della clausola secondo cui, una volta avvenuto l'onore dell'impegno, nulla più potrà essere oggetto di pretesa. In mancanza di tale formalizzazione si corre il rischio di procedere al pagamento senza dare reale estinzione al problema.

Qualora la vicenda subisca traslazione sul piano giudiziario, la difesa va incontro a mutamento di natura ma non giunge a esaurimento. Al debitore possono avere pervenimento atti come il decreto ingiuntivo, un provvedimento con cui il giudice, su istanza del creditore, dà ordine di pagamento; l'atto di precetto, che fa da precedente all'esecuzione forzata; il pignoramento, che fa aggressione allo stipendio, alla pensione, al conto corrente o ai beni. Al pari di una fila di tessere del domino, dove il crollo della prima dà inesorabile trascinamento alle seguenti, questa sequenza di atti giudiziari, che dà scansione al transito progressivo dalla richiesta formale all'aggressione concreta del patrimonio, va intesa come un'unica catena procedurale in cui ogni tappa dà predisposizione alla successiva e fa imposizione al debitore di dare reazione con prontezza affinché non si abbia arrivo alla fase esecutiva senza aver dato sollevamento alle eccezioni possibili. In ciascuna di queste fasi hanno vigore termini precisi entro cui dare reazione: quaranta giorni per fare opposizione al decreto ingiuntivo e venti giorni per portare contestazione al precetto. Il loro oltrepassamento nell'inerzia significa andare incontro allo smarrimento della possibilità di difesa nel merito. Per tale ragione, non appena si riceve un atto giudiziario, è imprescindibile fare ricorso a un avvocato, anche mediante il patrocinio a spese dello Stato qualora il reddito abbia esiguità.

La legge dà inoltre contemplazione a limiti rilevanti su ciò che può essere oggetto di aggressione. Lo stipendio e la pensione sono suscettibili di pignoramento solo entro determinate percentuali, e una quota della pensione, pari al minimo vitale, permane comunque intangibile. La prima casa, in numerose ipotesi, ha beneficio di tutele specifiche, soprattutto quando il creditore è pubblico. I beni indispensabili all'esistenza quotidiana, come il frigorifero, il letto o gli abiti, non possono essere oggetto di sottrazione. Avere conoscenza di queste soglie è di giovamento per non lasciarsi intimorire da richieste che vanno oltre il consentito.

Un capitolo a sé fa riferimento alle situazioni di sovraindebitamento, ossia quando la massa dei debiti fa oltrepassamento in modo strutturale delle possibilità di rimborso. Si tenga a mente chi, dopo la perdita dell'impiego, si ritrova con rate di mutuo, prestiti personali e cartelle esattoriali che, sommate, danno superamento di gran lunga al reddito disponibile. In tali frangenti hanno esistenza procedure di composizione della crisi che danno consentimento, a determinate condizioni, di procedere alla ristrutturazione dei debiti, alla loro riduzione o persino al conseguimento della cancellazione, con l'offerta di una seconda opportunità a chi si trova in seria difficoltà economica.

Fare difesa dal recupero crediti non significa avere svincolamento dai propri obblighi, bensì avanzare l'esigenza che ogni richiesta sia legittima, comprovata e rispettosa della persona. Significa dare custodia con cura a ogni documento, mantenere la comunicazione con costanza per iscritto, tenere vigilanza attenta sulle scadenze, non dare sottoscrizione a nulla sotto pressione e fare domanda di assistenza qualificata quando la situazione va incontro a complicazione. Con consapevolezza e metodo, anche una vicenda che dapprima si presenta come soverchiante può essere oggetto di governo, ridimensionamento e conclusione in modo equo.

Punti chiave difesa dal recupero crediti. Domande e risposte

Che cos'è la difesa dal recupero crediti? È il complesso delle strategie, delle salvaguardie e degli strumenti giuridici a disposizione di un individuo o di un'impresa allorché riceve richieste di pagamento da un creditore o da una società specializzata nel recupero di somme di denaro per conto altrui. Si pensi a chi, dopo mesi di silenzio, riceve la consegna di una missiva che intima il saldo di una datata bolletta: proprio in quel frangente fa il suo ingresso l'intero apparato di garanzie che la legge riconosce.

Chi è il creditore originario? È il soggetto nei cui confronti in origine ha avuto luogo la contrazione del debito. Immaginiamo un istituto di credito che ha dato erogazione a un mutuo, un operatore telefonico rimasto insoluto, un fornitore di energia elettrica, un esercizio commerciale, un commercialista che ha proceduto all'emissione di una parcella: da ciascuna di queste figure può avere origine una posizione debitoria. Come rami che si dipartono da un unico tronco, questa molteplicità di controparti originarie offre la rappresentazione dell'ampio ventaglio di rapporti da cui può avere germogliazione un debito che in seguito sarà oggetto di azione in fase di recupero.

Che differenza c'è tra una società di recupero crediti e un cessionario? La società di recupero crediti riceve il mandato di dare cura al sollecito per conto altrui, alla stregua di un procuratore che compie un'azione in nome di chi lo ha designato. Il cessionario, per contro, è un soggetto che ha portato a termine l'acquisizione del credito ed è diventato titolare a pieno titolo, come chi effettua il rilievo di un immobile dal precedente proprietario.

Perché è importante sapere chi sta facendo la richiesta di pagamento? Perché la legge dà riconoscimento a diritti differenti a seconda del ruolo di ciascun soggetto coinvolto nella richiesta. Basti pensare che il debitore ceduto ha facoltà di fare richiesta della prova della cessione, elemento che non può formare oggetto di reclamo verso un mero incaricato del sollecito.

Qual è il primo baluardo difensivo per il debitore? Prendere consapevolezza che il debito abbia effettiva sussistenza. Prendere consapevolezza che la somma richiesta abbia correttezza. Prendere consapevolezza che chi avanza la pretesa abbia titolo per farlo. Come un architetto che compie l'ispezione delle fondamenta prima di dare avvio all'edificazione, questo triplice riscontro preliminare rappresenta il presidio iniziale che il debitore deve sempre mettere in attivazione per operare con efficacia una valutazione della fondatezza della pretesa avanzata nei suoi confronti.

Cosa può fare oggetto di richiesta per iscritto il debitore come prova del credito? Copia del contratto, delle fatture, degli estratti conto, dei solleciti già inoltrati. Si tratta dell'ossatura giustificativa, contratto originario, fatture emesse, estratti conto contabili, solleciti già inoltrati, di cui il creditore deve avere la capacità di dare esibizione perché la sua pretesa possa dirsi sorretta da adeguato supporto formale, come un edificio che, privo di travi portanti, va in rovina al primo scossone. In caso di cessione può fare reclamo anche della documentazione che dia dimostrazione del trasferimento del credito.

Cosa accade se la documentazione probatoria non forma oggetto di fornitura o presenta lacune? La richiesta di pagamento subisce lo smarrimento di gran parte del suo vigore, con uno svuotamento simile a quello di un recipiente forato.

Che cos'è la prescrizione? È il meccanismo per cui, dopo lo spirare di un determinato lasso di tempo senza che il creditore abbia compiuto movimenti formali, il debito non può più essere oggetto di reclamo. Un debito lasciato nell'oblio per anni, ad esempio una datata bolletta priva di sollecito, dopo il decorso del termine di legge non presenta più esigibilità: il tempo opera come un solvente che porta alla dissoluzione dell'obbligazione.

Quali sono i termini di prescrizione ordinari? Dieci anni per la maggioranza dei debiti ordinari. Cinque anni per canoni periodici come affitti, bollette e rate di servizi. Tre anni in ipotesi peculiari come gli onorari di taluni professionisti. Come una scala a più gradini, questa articolazione temporale differenziata, dal termine decennale ordinario a quello quinquennale dei canoni periodici fino a quello triennale di determinati onorari, dà tracciamento del quadro cronologico entro cui il creditore deve giocoforza compiere movimenti perché la sua pretesa mantenga efficacia giuridica.

Come si dà valere alla prescrizione? È sufficiente sollevare formalmente l'eccezione di prescrizione, purché nel frattempo non abbiano avuto sopraggiungimento atti interruttivi. Chi riceve la richiesta di una parcella professionale risalente a quattro anni prima, ad esempio, potrà opporre il decorso del termine triennale.

Quali atti operano l'interruzione della prescrizione? Una raccomandata di messa in mora, vale a dire l'atto con cui si compie l'intimazione ufficiale al debitore di dare adempimento. Anche un riconoscimento del debito da parte del debitore medesimo dà luogo all'interruzione: pensiamo a chi, nel dare replica a un sollecito, fa promessa per iscritto di procedere al pagamento più avanti; con quella promessa il cronometro riprende da zero.

Quali comportamenti sono oggetto di divieto per chi svolge attività di recupero crediti? Le minacce. Le pressioni psicologiche. I contatti in orari incongrui. Le comunicazioni con familiari, vicini o datore di lavoro che diano rivelazione dell'esistenza del debito. La presentazione con divise o veicoli che facciano simulazione di un intervento delle forze dell'ordine. Come una linea di confine incisa sul terreno, questo complesso di condotte proibite, minacce, pressioni psicologiche, contatti in orari inopportuni, comunicazioni indiscrete verso terzi prossimi al debitore, messe in scena che fanno il verso all'apparato delle forze dell'ordine, rappresenta il perimetro invalicabile che l'attività di recupero non può oltrepassare senza andare incontro a responsabilità. Chi ricevesse la telefonata di un incaricato che paventa l'intervento dei carabinieri per un insoluto di poche centinaia di euro si troverebbe dinanzi a una condotta di manifesta illiceità.

Il debitore ha l'obbligo di procedere all'apertura della porta agli incaricati o di dare risposta alle loro chiamate? No, non ha l'obbligo di aprire la porta né di dare risposta alle chiamate. Un incaricato che effettui la visita al domicilio non ha disponibilità di poteri differenti da quelli di un qualsiasi visitatore.

Perché è preferibile lo scambio scritto? Perché lascia traccia di ogni comunicazione e rappresenta la scelta più prudente. Una raccomandata o una PEC (Posta Elettronica Certificata) rappresentano, come impronte impresse nella cera, un riferimento inoppugnabile in caso di successiva contestazione.

Cosa si può fare quando il debito ha esistenza ma presenta difficoltà di pagamento in un'unica soluzione? Si può portare avanti la negoziazione di un saldo e stralcio, ossia il versamento di una frazione del dovuto a chiusura definitiva. In alternativa si può fare pattuizione di un piano di rientro con rate sostenibili. Chi ha un debito di diecimila euro, per esempio, potrebbe operare l'estinzione della posizione con seimila versati immediatamente, oppure dare dilazione al pagamento in venti mensilità.

Come deve avvenire la formalizzazione di un accordo di saldo e stralcio o di rientro? Per iscritto, con indicazione limpida dell'importo, delle scadenze e della clausola secondo cui, dopo l'assolvimento dell'impegno, nulla più potrà formare oggetto di pretesa. In assenza di questa clausola conclusiva il debitore corre il rischio di ritrovarsi, come chi crede di aver operato la chiusura di una porta lasciandola invece socchiusa, in condizione di esposizione a nuove richieste.

Che cos'è il decreto ingiuntivo? È un provvedimento con cui il giudice, su istanza del creditore, dà ingiunzione del pagamento al debitore. Chi riceve la busta verde della cancelleria si trova dinanzi proprio a questa tipologia di atto.

Che cos'è l'atto di precetto? È l'atto che precede l'esecuzione forzata, come il rullo di tamburi che dà annuncio dell'azione.

Che cos'è il pignoramento? È l'atto che va a colpire lo stipendio, la pensione, il conto corrente o i beni del debitore. Come una rete calata sulle disponibilità patrimoniali, questa misura esecutiva, che può fare investimento indistintamente di entrate da lavoro dipendente, trattamento previdenziale, giacenza sul conto corrente e beni materiali di appartenenza del debitore, rappresenta lo strumento con cui il creditore procedente opera la trasformazione concreta in soddisfacimento della propria pretesa già oggetto di accertamento in sede giudiziale.

Entro quanti giorni si può fare opposizione al decreto ingiuntivo? Quaranta giorni.

Entro quanti giorni si può portare avanti la contestazione del precetto? Venti giorni.

Cosa succede se si lasciano scadere i termini per fare opposizione agli atti giudiziari? Si va incontro allo smarrimento della possibilità di difesa nel merito. È come dare consenso alla serrata del portone della fortezza mentre si è ancora all'esterno.

A chi bisogna fare ricorso quando si riceve un atto giudiziario? A un avvocato, eventualmente con il ricorso al patrocinio a spese dello Stato qualora il reddito presenti esiguità. Chi ad esempio ha percezione di un reddito annuo al di sotto della soglia prevista può ottenere assistenza legale gratuita.

Lo stipendio e la pensione sono suscettibili di pignoramento integrale? No, sono suscettibili di pignoramento unicamente entro determinate percentuali. Una porzione della pensione pari al minimo vitale mantiene comunque intangibilità, come un salvagente di cui l'ordinamento non permette la sottrazione.

Quali beni non possono formare oggetto di sottrazione al debitore? I beni imprescindibili all'esistenza quotidiana, come il frigorifero, il letto o gli abiti. Un ufficiale giudiziario non potrà mai compiere l'asportazione del materasso su cui il debitore prende riposo.

La prima casa ha godimento di tutele particolari? Sì, in numerose circostanze ha fruizione di tutele specifiche, specialmente quando il creditore ha natura pubblica. L'abitazione principale del debitore nei confronti dell'agente della riscossione, ad esempio, è di regola oggetto di sottrazione all'espropriazione.

Che cos'è il sovraindebitamento? È la condizione in cui la massa dei debiti opera un'eccedenza in modo strutturale rispetto alle possibilità di rimborso del debitore. Si pensi al lavoratore che, con l'accumulo di finanziamenti, cessioni del quinto e bollette arretrate, si ritrova con uscite mensili di entità superiore all'intero stipendio: la coperta, per quanto tirata, non ha più sufficienza.

Quali strumenti hanno esistenza per chi versa in sovraindebitamento? Le procedure di composizione della crisi, che rendono possibile, a determinate condizioni, la ristrutturazione dei debiti, il loro ridimensionamento o persino la cancellazione. Un consumatore sopraffatto dai debiti può, al termine della procedura, dare avvio a una ripartenza alleggerita, come chi torna a emergere dopo aver compiuto la deposizione di un fardello eccessivo.

Fare difesa dal recupero crediti significa dare sottrazione ai propri obblighi? No, significa fare richiesta che ogni pretesa abbia legittimità, comprovazione e rispetto della persona. Chi solleva contestazione di una somma non dovuta o oggetto di erroneo calcolo non sta operando l'elusione di un obbligo, sta dando esercizio a un diritto.

Quali sono le buone pratiche del debitore che ha intenzione di difendersi? Dare custodia con scrupolo a ogni documento. Effettuare le comunicazioni per iscritto. Mantenere la vigilanza sulle scadenze. Non dare sottoscrizione a nulla sotto pressione. Fare richiesta di assistenza qualificata quando la situazione va incontro a ingarbugliamento. Come le regole di navigazione che danno orientamento al timoniere in acque tempestose, questo complessivo galateo difensivo, che fa intreccio tra la conservazione minuziosa dei documenti, la predilezione per la forma scritta nelle comunicazioni, la sorveglianza incessante sulle scadenze processuali, il rifiuto di apporre la firma a impegni presi sotto costrizione e il ricorso tempestivo a consulenza qualificata nei momenti di maggiore difficoltà, dà tracciamento dell'atteggiamento consapevole che consente al debitore di affrontare con equilibrio ogni fase del contraddittorio con la controparte.

La risoluzione dei debiti richiede prontezza per evitare la maturazione di interessi, l'emissione di decreti ingiuntivi, l'esecuzione di pignoramenti e l'iscrizione di ipoteche. Le strade maestre si dipanano lungo un tragitto articolato che prende avvio dallo svolgimento del negoziato con i creditori come momento iniziale di confronto per giungere alla concessione della dilazione quale strumento di diluizione temporale dell'obbligazione, fino ad arrivare alla sospensione che opera un congelamento provvisorio della sua esigibilità (ovvero la facoltà del creditore di avanzare la pretesa del pagamento) e successivamente al saldo e stralcio che consente la chiusura della posizione con l'esecuzione di un versamento ridotto e, da ultimo, al consolidamento del debito che realizza l'accorpamento delle esposizioni in un'unica soluzione gestibile. In ipotesi di sovraindebitamento, il Codice della crisi prevede una gamma di strumenti che spaziano dal piano di ristrutturazione concepito per il riordino dell'esposizione debitoria fino ad arrivare al concordato minore quale procedura semplificata per i soggetti non assoggettabili a fallimento, proseguendo con la liquidazione controllata che permette la monetizzazione del patrimonio disponibile, per giungere infine all'esdebitazione (ossia la cancellazione dei debiti residui), la quale trova operatività anche a beneficio del debitore incapiente (colui che risulta privo dei mezzi per la soddisfazione dei creditori). Per tributi e cartelle sono a disposizione rateizzazioni e rottamazioni, con il sostegno degli Organismi di composizione della crisi.

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