Piano di rientro del debito: come funziona

Il piano di rientro è un'intesa attraverso cui chi ha fatto accumulo di un debito assume l'obbligo di procedere alla sua estinzione progressiva, con l'osservanza di uno scadenzario di pagamenti oggetto di pattuizione con il creditore. Si dia rappresentazione a una famiglia che, dopo aver fatto cumulo di quattromila euro di bollette insolute, ossia non ancora oggetto di saldo, ottiene la corresponsione degli stessi in venti rate mensili da duecento euro in luogo di un unico versamento: anziché dover procedere alla rifusione di tutto in un'unica soluzione, il debitore ottiene la possibilità di fare dilazione della somma dovuta in più rate, spesso mensili, per un periodo che può avere oscillazione da pochi mesi ad alcuni anni, in funzione dell'entità dell'importo e delle clausole oggetto di convenzione.

Il principio sotteso a questo strumento, cioè quello che ne rappresenta il fondamento, è elementare. Quando una persona, un'azienda o persino un ente pubblico si trova in difficoltà nella rifusione di quanto dovuto, un saldo immediato può risultare irrealizzabile e dare innesco a conseguenze gravose, come pignoramenti, esecuzioni forzate o, nel caso di un'impresa, il fallimento. Fare ripartizione del pagamento nel tempo equivale un po' a dare ampliamento al letto di un fiume in piena: la medesima massa d'acqua ha deflusso senza travolgere gli argini. Offre al debitore la prosecuzione della propria attività o della propria vita economica. Offre al creditore la riscossione comunque del proprio credito, seppure in tempi più lunghi. Offre a entrambe le parti lo scongiuro di esiti dannosi, in un componimento di compromesso.

Un piano di rientro tipico ha in sé alcuni elementi imprescindibili: l'ammontare globale del debito, l'eventuale addebito di interessi, il numero delle rate, il loro importo, la loro scadenza e le conseguenze in caso di omesso pagamento. Questo complesso di componenti cardine dà forma all'ossatura contrattuale dell'intesa di dilazione, giacché ciascuna voce fornisce contributo alla delineazione in maniera puntuale del vincolo reciproco delle parti, sicché il debitore possa avere conoscenza con esattezza di ciò che è obbligato a corrispondere e il creditore abbia disponibilità di un mezzo limpido attraverso il quale esercitare sorveglianza sull'andamento dei pagamenti e procedere prontamente all'intervento qualora si presentino inadempienze. Su quest'ultimo aspetto occorre porre particolare attenzione, perché pressoché sempre l'intesa fa contemplazione della cosiddetta decadenza dal beneficio del termine: si dia figurazione a un artigiano che, avendo fatto dilazione in trentasei rate di un debito fiscale di diciottomila euro, ne tralascia due consecutive; da quell'istante l'Agenzia delle Entrate può fare esazione immediata dell'intero importo residuo, quasi che la rateizzazione non fosse mai stata oggetto di concessione. Questa clausola offre salvaguardia a chi ha dato il proprio assenso all'attesa. Questa clausola pone in capo a chi rientra dal debito un'amministrazione oculata delle proprie risorse.

Gli ambiti in cui si fa ricorso a un piano di rientro sono svariati. Nelle relazioni tra privati e banche, per esempio, si può addivenire alla pattuizione di una rimodulazione di un mutuo o di un prestito quando la rata originaria si rivela insostenibile. Con le aziende che si occupano di fornitura di energia, gas o telefonia si può procedere al frazionamento di bollette pregresse. Con l'amministrazione pubblica è ricorrente il rientro di tributi non versati o di contributi previdenziali arretrati, che sono oggetto di ripartizione in rate secondo criteri stabiliti dalla normativa. Anche tra imprese, quando un fornitore ha vanto di un credito nei confronti di un cliente in difficoltà, si dà spesso preferenza al raggiungimento di un'intesa scritta piuttosto che dare avvio a contenziosi lunghi e onerosi.

Affinché un piano di rientro abbia funzionamento reale, l'ammontare delle rate deve trovarsi in commisurazione alle effettive possibilità di chi paga, come un abito cucito su misura: se stringe troppo si strappa al primo movimento, se è troppo largo non veste. Una rata troppo elevata corre il rischio della mancata onoranza. Una rata troppo esigua dà dilatazione oltremodo ai tempi e fa lievitare gli interessi. Per tale ragione, prima di procedere alla sottoscrizione di un'intesa, conviene fare valutazione con cura dei propri introiti ed esborsi, tenendo altresì in considerazione spese impreviste che potrebbero fare affacciamento nei mesi successivi. Ci si può porre l'interrogativo: riuscirò a dare sostegno a questa cifra anche fra due anni, se dovesse sopravvenire un guasto alla caldaia o presentarsi una spesa medica inattesa? Un valido piano è quello sostenibile fino all'ultima rata, perché il suo intento non è meramente quello di procrastinare il problema, bensì di dare risoluzione allo stesso in maniera definitiva, con la ricollocazione del debitore in una condizione di equilibrio economico e con la suggellazione, tramite la restituzione dell'ultima somma, di un capitolo che minacciava di avere protrazione con ripercussioni sempre più gravi.

Punti chiave piano di rientro. Domande e risposte

Che cos'è un piano di rientro? È un'intesa con cui chi ha maturato un debito assume l'obbligo di procedere al saldo in modo graduale, seguendo un calendario di pagamenti pattuito con il creditore. Si pensi a un negoziante che, non avendo la possibilità di procedere al versamento in un'unica soluzione dei quindicimila euro dovuti al fornitore, giunge a un accordo per la restituzione in trenta mensilità.

Come funziona concretamente un piano di rientro? Il debitore, anziché procedere all'estinzione dell'intero importo in un'unica soluzione, effettua la ripartizione della somma dovuta in più rate, sovente mensili, per un arco temporale che può andare da pochi mesi ad alcuni anni. Ha un funzionamento paragonabile a uno sbarramento che, anziché dare via libera a tutta l'acqua in un colpo solo, ne consente il deflusso graduale per non travolgere ciò che si trova a valle.

Puoi fare un esempio pratico di piano di rientro? Un nucleo familiare che ha fatto accumulo di quattromila euro di bollette insolute può ottenere il saldo in venti rate mensili da duecento euro, anziché procedere al versamento di tutto in un'unica soluzione.

Qual è il principio alla base del piano di rientro? Dare la possibilità a chi non è in grado di procedere all'estinzione immediata di un debito di operare l'elusione di conseguenze onerose come pignoramenti, esecuzioni forzate o fallimento per un'impresa, mediante la ripartizione del pagamento nel tempo. Tali provvedimenti sfavorevoli, che nel loro complesso danno forma allo scenario più paventato dal debitore in affanno, costituiscono quell'epilogo compromettente di cui la rateizzazione punta all'evitamento, affinché la posizione debitoria possa essere oggetto di riconduzione alla normalità senza giungere all'aggressione coattiva del patrimonio. È come procedere alla somministrazione di una terapia graduale a un paziente debilitato anziché fargli subire un'operazione chirurgica immediata che potrebbe non avere la forza di sostenere.

Quali vantaggi offre il piano di rientro alle parti coinvolte? Al debitore dà modo di dare continuità alla propria attività o esistenza economica: pensiamo a un piccolo imprenditore che, avendo la facoltà di procedere alla dilazione di un debito tributario, mantiene aperta la bottega e prosegue con la retribuzione dei dipendenti. Al creditore fornisce in ogni caso la garanzia dell'incasso del credito, sia pure in tempi più dilatati. Entrambi operano l'elusione di epiloghi dannosi.

Quali sono gli elementi essenziali di un piano di rientro? Sono l'entità complessiva del debito, l'eventuale addebito di interessi, il numero delle rate, il loro importo, la loro scadenza e le ripercussioni in caso di mancato pagamento. Tali componenti contrattuali, che nel loro insieme danno forma all'intera impalcatura dell'accordo di rateizzazione, rappresentano quel corredo di clausole imprescindibili senza il quale il piano non potrebbe fare acquisizione di validità operativa, poiché è mediante la loro precisa determinazione che si giunge alla definizione di come il debito sarà oggetto di graduale estinzione e di quali effetti avranno luogo qualora il debitore proceda al venir meno degli impegni assunti. Sono le travi maestre di un edificio: procedendo alla rimozione di una, l'intera costruzione va in rovina. Se, a titolo esemplificativo, non fosse oggetto di specificazione la scadenza delle rate, non si avrebbe cognizione di quando il debitore risulta effettivamente inadempiente.

Che cos'è la decadenza dal beneficio del termine? Un artigiano ha operato la ripartizione in trentasei rate di un debito tributario di diciottomila euro e opera l'omissione di due consecutive: da quel momento l'Agenzia delle Entrate può procedere alla richiesta immediata dell'intero importo residuo. Si tratta di una clausola per cui, in caso di omesso versamento di alcune rate, il creditore può avanzare la pretesa immediata dell'intera somma residua, come se la rateizzazione non fosse mai stata oggetto di concessione.

Puoi fornire un esempio di decadenza dal beneficio del termine? Un professionista che aveva ottenuto il frazionamento in ventiquattro rate di un debito verso la banca di diecimila euro, dando luogo all'omissione di tre, si vede recapitare l'ingiunzione di pagamento immediato dell'intera somma ancora dovuta.

In quali ambiti si ricorre al piano di rientro? Vi si fa ricorso nei rapporti tra privati e banche per mutui o prestiti, con le aziende che danno erogazione di energia, gas o telefonia per bollette arretrate, nei rapporti con la pubblica amministrazione per tributi o contributi previdenziali non corrisposti e tra imprese per crediti commerciali. Questi molteplici contesti applicativi, che danno copertura all'intera gamma delle relazioni economiche in cui può avere origine una posizione debitoria, danno attestazione di come lo strumento della rateizzazione costituisca una modalità trasversale di gestione delle insolvenze che trova impiego ogniqualvolta si renda necessaria la conciliazione dell'esigenza del creditore di operare il recupero di quanto dovuto con la difficoltà del debitore di procedere all'adempimento in un'unica soluzione. È come una chiave universale che dà accesso a porte diverse: quella del rapporto con la banca, quella con il gestore telefonico, quella con l'ufficio tributi.

Come deve essere commisurato l'importo delle rate? Deve risultare proporzionato alle effettive capacità economiche del debitore. Deve essere sostenibile, deve essere verosimile, deve essere tarato sul reddito disponibile. Una rata troppo elevata corre il rischio di rimanere insoluta, una troppo esigua dà luogo alla dilatazione dei tempi e fa lievitare gli interessi. Occorre procedere all'individuazione della giusta misura, come quando si opera il dosaggio dell'andatura di una lunga camminata: troppo sostenuta si va incontro all'estenuazione, troppo blanda non si giunge mai a destinazione.

Cosa bisogna valutare prima di sottoscrivere un piano di rientro? Bisogna procedere a un'attenta disamina delle proprie entrate e uscite, tenendo conto anche di eventuali spese impreviste che potrebbero avere manifestazione nei mesi successivi, come guasti o spese mediche inattese. Chi possiede un'auto datata deve procedere alla previsione dell'eventualità di una riparazione da mille euro; chi ha figli piccoli, dell'eventualità di visite specialistiche non programmate.

Qual è l'obiettivo finale di un piano di rientro? Non è semplicemente dare rinvio al problema, bensì giungere alla sua risoluzione una volta per tutte, mediante la riconduzione del debitore a una condizione di equilibrio economico attraverso il versamento dell'ultima rata. È il frangente in cui il negoziante che aveva contratto ventimila euro di debiti verso i fornitori, dopo trentasei mesi di versamenti puntuali, fa ritorno finalmente all'operatività senza pendenze.

Le soluzioni stragiudiziali del debito, ossia quelle che vengono raggiunte al di fuori delle aule di giustizia, danno a privati, famiglie, professionisti e imprese la possibilità di fare a meno di tribunale, pignoramenti e recupero forzato mediante l'apertura di un negoziato diretto con i creditori. Il saldo e stralcio, cioè l'estinzione del debito attraverso il versamento di una somma ridotta, procede in abbinamento alla rateizzazione o dilazione per poi entrare in fusione con la rinegoziazione di mutui e finanziamenti fino a operare un'apertura alla moratoria, ossia la sospensione temporanea dei pagamenti, che va incontro a un'evoluzione nel consolidamento del debito, strumenti che rendono possibile la tracciatura di un piano di rientro sostenibile. La duttilità che si pone in unione con il contenimento degli oneri fino ad arrivare alla garanzia della riservatezza pone come requisito la trasparenza e la stipula di intese scritte in tempi solleciti. Questo metodo dà inoltre facilitazione all'aggiornamento dei sistemi di informazione creditizia.

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