Debito pubblico: cos’è e come funziona

Il debito pubblico è la somma di denaro che uno Stato è tenuto a restituire a chi gli ha concesso un prestito. Opera in modo analogo al debito di una famiglia: immaginiamo una coppia che, per procedere all'acquisto della casa, non disponendo di risparmi sufficienti, avanza richiesta di un mutuo all'istituto di credito e prende l'impegno di procedere al saldo nel corso degli anni. Quando gli esborsi eccedono gli introiti, occorre fare richiesta di un prestito per la differenza. Lo Stato procede alla riscossione del denaro principalmente mediante le imposte. Quelle risorse trovano impiego per dare corso al pagamento di stipendi, pensioni, sanità, scuole, strade e difesa. Tutte queste voci di spesa pubblica, che complessivamente danno forma all'ossatura dei servizi assicurati ai cittadini e costituiscono l'incarnazione dell'onere finanziario ordinario dello Stato, devono trovare copertura anno dopo anno tramite gli introiti fiscali. Quando le imposte non risultano sufficienti a dare copertura a tutte queste uscite, prende forma ciò che gli economisti chiamano deficit, ossia una falla nei conti annuali. Per procedere alla chiusura di quella falla, lo Stato fa ricorso al prestito. La somma di tutte le falle degli anni trascorsi, non ancora oggetto di saldo, dà luogo appunto al debito pubblico.

La modalità più diffusa con cui uno Stato dà origine a debiti è l'emissione di titoli, ossia documenti attraverso i quali fa promessa a chi li acquista di procedere alla restituzione dopo un certo lasso di tempo della cifra prestata, con l'aggiunta di un compenso denominato interesse. Tali titoli ricevono denominazioni differenti in base alla durata e alla nazione che procede all'emissione. In Italia trovano menzione per esempio i BOT (Buoni Ordinari del Tesoro), che arrivano a scadenza in pochi mesi, oppure i BTP (Buoni del Tesoro Poliennali), che possono avere estensione di molti anni. Ad effettuarne l'acquisto sono banche, fondi di investimento, compagnie assicurative, altri Stati e comuni cittadini: si va dal colossale fondo pensione statunitense che effettua investimenti di miliardi sino al pensionato che allo sportello postale mette da parte qualche migliaio di euro in titoli di Stato. Questo eterogeneo ventaglio di sottoscrittori, che ha estensione dagli operatori finanziari professionali fino ai modesti risparmiatori privati, dà allo Stato la garanzia di un mercato vasto in cui procedere al collocamento dei propri titoli e alla differenziazione delle fonti di finanziamento. In contropartita, lo Stato dà corso ogni anno al pagamento degli interessi e, quando il titolo arriva a scadenza, procede alla restituzione della somma iniziale.

Il debito pubblico non costituisce di per sé una sciagura. Al contrario, dare origine a debiti può rivelarsi proficuo quando serve a dare finanziamento a investimenti destinati col tempo a dare vita a ricchezza, come una nuova linea ferroviaria, un ospedale o la ricostruzione dopo un sisma. L'inconveniente prende forma quando il debito diventa eccessivamente ingente rispetto alle proporzioni dell'economia del Paese. Per procedere alla valutazione se un debito sia sostenibile, ossia oggetto di governo senza far precipitare lo Stato nella crisi, si fa ricorso al rapporto tra debito e prodotto interno lordo, che dà la rappresentazione del valore di tutti i beni e servizi realizzati in un anno. Se il debito va ben oltre ciò che il Paese produce, i creditori iniziano a nutrire il timore che il loro denaro non faccia ritorno e avanzano la richiesta di interessi più elevati per dare seguito al prestito. È come allorché un amico già oberato di debiti fa richiesta di un nuovo prestito: chi glielo concede porrà l'esigenza di maggiori garanzie e di un tasso più alto. Ciò rende il debito ancora più oneroso e comporta il rischio di dare avvio a una spirale viziosa.

L'onere degli interessi rientra tra gli aspetti più spinosi. Ogni euro destinato al pagamento degli interessi è un euro sottratto alla sanità, alla scuola o alle pensioni. Quando gli interessi vanno in aumento, lo Stato si trova nella necessità di prendere la decisione se procedere all'inasprimento delle imposte, effettuare tagli alla spesa o dare corso a ulteriore indebitamento, e nessuna di queste vie è priva di dolore. La misura del rischio percepito dai mercati riceve la denominazione di spread (il differenziale di rendimento) quando ne viene fatto il raffronto con un Paese ritenuto assai affidabile, come la Germania. Quanto più lo spread è elevato, tanto più alti sono gli interessi che quello Stato deve corrispondere. Nel 2011, nel pieno della crisi, lo spread italiano andò oltre i 500 punti e il governo Berlusconi ebbe un crollo nel giro di poche settimane.

Il debito pubblico può essere oggetto di ridimensionamento in vari modi, tutti gravosi. Il primo è la crescita economica, poiché se il Paese ha una produzione maggiore il rapporto tra debito e ricchezza va in diminuzione anche senza dare corso ad alcun saldo. Il secondo è l'avanzo primario, ossia effettuare una spesa minore rispetto agli introiti, con esclusione degli interessi, in modo da dare destinazione a una porzione degli introiti al rimborso del debito. Il terzo è l'inflazione, vale a dire l'incremento generalizzato dei prezzi, che dà alleggerimento al fardello del debito perché il denaro da restituire ha un valore minore di quello ricevuto in prestito, ma nel contempo comporta il depauperamento di chi possiede risparmi e stipendi fissi. Nei casi estremi si può arrivare alla ristrutturazione del debito, ossia a un'intesa con i creditori per dare pagamento di somme minori o più tardi del previsto: è quanto ebbe luogo in Grecia nel 2012, allorché i detentori di titoli ellenici ottennero il rimborso soltanto di una frazione di quanto avevano prestato. Una soluzione che tuttavia arreca grave danno alla reputazione del Paese e alla fiducia degli investitori.

Nell'area dell'euro trovano vigore regole condivise concepite proprio per fare in modo di scongiurare che il debito pubblico di un singolo Stato arrechi compromissione alla stabilità dell'intera valuta. I trattati europei pongono come parametro un debito non eccedente il sessanta per cento del prodotto interno lordo e un deficit annuale che resti entro il tre per cento, benché nella pratica numerosi Paesi si trovino ben oltre questi confini: l'Italia, per esempio, resta stabilmente al di sopra del centotrenta per cento. Quando il debito è cospicuo, il Paese diventa più vulnerabile a scosse esterne come una crisi finanziaria, una pandemia o un'impennata repentina dei tassi. Basti fare memoria di quanto ebbe luogo nel 2020, quando il Covid pose tutti gli Stati nell'obbligo di dare esborso di somme ingenti in poche settimane per la sanità e il sostegno all'economia. Questi accadimenti imprevedibili, in grado di arrecare colpi all'economia con intensità e tempistiche tali da mettere rapidamente in pericolo la capacità dello Stato di dare rifinanziamento a sé stesso sui mercati, danno rivelazione della fragilità dei Paesi con conti pubblici già gravati.

Chi ha in mano il debito pubblico costituisce un altro fattore rilevante. Se i creditori sono in prevalenza cittadini o istituzioni interne al Paese, come ha luogo in Giappone dove oltre il novanta per cento del debito è in mani nazionali, gli interessi restano entro i confini nazionali e le decisioni politiche godono di maggior margine. Se invece il debito è in larga misura in mani straniere, lo Stato si trova più esposto agli umori dei mercati internazionali. Anche la durata media dei titoli ha il suo peso, perché se il debito è oggetto di ripartizione su scadenze lunghe un rialzo dei tassi trova percezione più lenta, dato che solo la quota in scadenza deve essere oggetto di rinnovo a condizioni più sfavorevoli. È come avere a disposizione un mutuo a tasso fisso ventennale anziché a tasso variabile: quando i tassi vanno in aumento, chi ha effettuato il congelamento del proprio ha un riposo più sereno.

In ultima analisi, il debito pubblico dà racconto del rapporto tra le scelte odierne e le possibilità future. Fare ricorso a un prestito significa dare traslazione nel futuro a un fardello che dovrà essere oggetto di saldo, e a farne il saldo saranno in gran parte le generazioni venture. Per questo la questione ha attinenza con tutti, ha ripercussione su tutti, ha coinvolgimento di tutti, non soltanto degli economisti. Dietro cifre che hanno un'apparenza astratta trovano nascondimento decisioni concrete su quali servizi dare in erogazione, quante imposte porre in esazione e quanta libertà dare a chi avrà in mano le sorti del Paese nei prossimi decenni: un bambino che oggi fa il suo ingresso in prima elementare, quando darà avvio all'attività lavorativa, si troverà a dare versamento di imposte anche per i prestiti contratti prima della sua nascita.

Punti chiave debito pubblico. Domande e risposte

Che cos'è il debito pubblico? È l'ammontare di denaro che uno Stato ha l'obbligo di rifondere a coloro che gli hanno accordato un prestito.

A cosa può essere paragonato il debito pubblico? Al debito di un nucleo familiare che avanza una richiesta di mutuo all'istituto di credito per procedere all'acquisto di un'abitazione e assume l'impegno di procedere alla sua estinzione nel corso degli anni.

Come reperisce prevalentemente le risorse uno Stato? Per mezzo delle imposte.

Come vengono destinate le risorse incamerate dallo Stato? Per dare corso alla corresponsione di stipendi, pensioni, sanità, scuole, strade e difesa. Si pensi a un maestro elementare che riceve la corresponsione dello stipendio, a un pensionato che effettua la riscossione dell'assegno mensile, a un'ambulanza che compie una corsa verso l'ospedale, a un ponte che è oggetto di asfaltatura: tutte queste voci danno forma all'insieme delle spese pubbliche mediante le quali lo Stato offre ai cittadini le prestazioni essenziali e le funzioni cardine che rendono possibile un funzionamento ordinato del sistema economico e sociale.

Che cos'è il deficit? È la falla nei conti annuali che prende origine quando le imposte non risultano sufficienti alla copertura di tutti gli esborsi dello Stato.

Come si origina il debito pubblico? Dalla sommatoria di tutte le falle degli anni trascorsi non ancora oggetto di estinzione. Come un registro di conti mai chiusi, ogni pagina non pareggiata va ad aggiungersi alle precedenti.

Qual è la via più battuta con cui uno Stato contrae debiti? L'emissione di titoli. Con essi assume la promessa di procedere alla restituzione, trascorso un certo tempo, della cifra prestata unitamente a un interesse.

Che cosa sono i BOT? Sono i Buoni Ordinari del Tesoro (BOT), titoli di Stato italiani che arrivano a scadenza nel volgere di pochi mesi.

Che cosa sono i BTP? Sono i Buoni del Tesoro Poliennali (BTP), titoli di Stato italiani che possono avere un'estensione di molti anni.

Chi acquista i titoli di Stato? Banche, fondi di investimento, compagnie assicurative, altri Stati e semplici cittadini. Si pensi alla pensionata che effettua l'acquisto di un BTP allo sportello postale, al fondo pensione olandese che dà corso all'acquisizione di miliardi di titoli, alla banca centrale di un Paese estero che ne effettua la conservazione di una quota nelle proprie riserve: questa variegata platea di sottoscrittori dà rappresentazione all'universo dei soggetti che compiono l'assorbimento dell'emissione del debito sovrano (ossia il debito contratto dallo Stato), fornendo un contributo alla ripartizione del rischio su una base ampia e diversificata che rende possibile allo Stato il collocamento dei propri titoli sui mercati finanziari con maggiore agevolezza.

Il debito pubblico è sempre nocivo? No, può assumere una connotazione vantaggiosa quando dà sostegno finanziario a investimenti destinati a generare ricchezza, come ferrovie, ospedali o ricostruzioni dopo un sisma.

Quando il debito pubblico si tramuta in un problema? Allorché assume dimensioni smisuratamente ingenti rispetto alle proporzioni dell'economia del Paese. È come uno zaino: chi ha spalle robuste ne compie il trasporto pesante senza fatica, chi è gracile va incontro al cedimento sotto il medesimo carico.

Quale indicatore si adopera per valutare la sostenibilità del debito? Il rapporto tra debito e prodotto interno lordo (PIL).

Cosa esprime il prodotto interno lordo? Il valore di tutti i beni e servizi prodotti nell'arco di un anno.

Cosa accade quando il debito oltrepassa la produzione del Paese? I creditori manifestano il timore di non ricevere il rimborso e avanzano la richiesta di interessi più elevati. Ha luogo lo stesso fenomeno che si osserva con un amico che avanza la richiesta in prestito di una somma superiore al suo stipendio annuale: prima di dare l'accordo, formuliamo la pretesa di garanzie o di un compenso maggiore.

Che cos'è lo spread? È lo scarto di rendimento che si pone a confronto con un Paese che gode di una reputazione di elevata affidabilità, come la Germania.

Cosa capitò allo spread italiano nel 2011? Fece registrare un superamento dei 500 punti. Il governo Berlusconi andò incontro alla caduta nel volgere di poche settimane.

Perché gli interessi sul debito costituiscono un problema? Ogni euro con destinazione agli interessi viene sottratto a sanità, scuola o pensioni. Ogni euro speso per dare soddisfazione ai creditori è un euro in meno per un reparto di oncologia, per un banco di scuola, per l'assegno di una vedova.

Quali vie ha lo Stato quando gli interessi crescono? Procedere all'innalzamento delle imposte, dare corso allo sfoltimento della spesa o contrarre ulteriore indebitamento. Si pensi a chi prende la decisione di aumentare l'Imposta sul Valore Aggiunto (IVA), a chi dispone la chiusura di ospedali periferici, a chi effettua l'emissione di nuovi titoli per dare copertura a quelli vecchi: questo ventaglio di opzioni di politica fiscale offre rappresentazione all'insieme delle leve a disposizione dei governi allorché si trovano a fronteggiare un incremento del costo del servizio del debito, poiché ciascuna di esse porta conseguenze rilevanti sull'equilibrio dei conti pubblici e sul benessere dei cittadini.

In quali maniere si può ridurre il debito pubblico? Con la crescita economica, l'avanzo primario, l'inflazione o la ristrutturazione del debito. Si pensi a un'economia che si trova in fase di galoppo come quella irlandese negli anni Duemila, a un bilancio che si trova in chiusura di attivo come quello tedesco, a un'inflazione che produce un'erosione del valore reale del debito come negli anni Settanta, a un accordo che è oggetto di imposizione come quello greco: queste vie di rientro dal debito danno rappresentazione agli strumenti principali mediante i quali uno Stato può dare alleggerimento al fardello delle proprie passività, poiché fanno azione su leve differenti che vanno dall'incremento della base produttiva al riequilibrio dei conti fino a interventi che producono un'alterazione del valore reale o delle condizioni originarie del rimborso.

Che cos'è l'avanzo primario? È la condizione in cui la spesa, esclusi gli interessi, si trova a un livello inferiore rispetto agli introiti, offrendo la possibilità di dare destinazione delle risorse al rimborso del debito.

Come incide l'inflazione sul debito? Dà attenuazione al fardello del debito perché il denaro oggetto di restituzione ha un valore inferiore rispetto a quello ricevuto. Produce però un depauperamento a carico di chi ha in possesso risparmi e stipendi fissi. È come una pioggia che dà riempimento al pozzo dello Stato ma manda in allagamento la cantina del piccolo risparmiatore.

Che cos'è la ristrutturazione del debito? È un'intesa con i creditori per dare corresponsione a somme inferiori o in tempi più dilatati rispetto al previsto.

Cosa avvenne in Grecia nel 2012? I detentori di titoli ellenici ottennero il rimborso soltanto di una frazione di quanto avevano dato in prestito.

Quali parametri stabiliscono i trattati europei sul debito? Un debito che non abbia eccedenza rispetto al sessanta per cento del PIL e un deficit annuale che rimanga contenuto entro il tre per cento.

Qual è la condizione del debito italiano rispetto ai parametri europei? Fa registrare una permanenza stabile al di sopra del centotrenta per cento del PIL.

Perché un debito elevato rende un Paese più vulnerabile? Perché ne produce una maggiore esposizione a scosse esterne come crisi finanziarie, pandemie o rialzi repentini dei tassi. Si pensi al crac di Lehman Brothers del 2008, all'arrivo del Covid nel 2020, alla stretta monetaria della Banca Centrale Europea (BCE) del 2022: questi fattori di rischio esogeno (ossia con provenienza dall'esterno) offrono rappresentazione all'insieme dei contraccolpi imprevisti che possono fare irruzione in un'economia già gravata da un elevato indebitamento, poiché in tali frangenti lo Stato ha a disposizione margini di manovra oltremodo ridotti per dare risposta a eventi che richiederebbero interventi rapidi e ingenti.

Cosa avvenne nel 2020 in merito al debito pubblico? Il Covid pose tutti gli Stati nella necessità di dare erogazione a somme ingenti nel giro di poche settimane per sanità e sostegno all'economia.

Perché è rilevante conoscere chi detiene il debito pubblico? Se i creditori sono interni, gli interessi trovano permanenza nel Paese e la politica ha a disposizione un maggior margine. Se sono stranieri, lo Stato si trova in condizione di maggiore esposizione ai mercati internazionali.

Qual è la condizione del debito in Giappone? Oltre il novanta per cento del debito si trova in mani nazionali.

Perché la durata media dei titoli riveste importanza? Perché se il debito è oggetto di ripartizione su scadenze lunghe un rialzo dei tassi produce un effetto avvertibile più lentamente, dato che solo la quota in scadenza va incontro a un rinnovo a condizioni più sfavorevoli.

A cosa si può accostare un debito a scadenze lunghe? A un mutuo a tasso fisso ventennale anziché a tasso variabile.

Chi salderà in gran parte il debito pubblico contratto oggi? Le generazioni venture. I bambini che oggi fanno frequenza dell'asilo si ritroveranno a dare estinzione, da adulti, ai conti lasciati aperti in questi anni.

Cosa occultano le cifre del debito pubblico? Decisioni concrete su quali servizi dare in erogazione, quante imposte porre in applicazione e quanta libertà lasciare in concessione a chi si troverà al governo nei prossimi decenni. Si pensi alla scelta di dare finanziamento a un asilo nido gratuito o di procedere alla riduzione dell'Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche (IRPEF), di dare edificazione a una linea ferroviaria o di procedere all'innalzamento delle pensioni minime, di lasciare casse vuote o margini di manovra al governo del 2040: questo insieme di scelte politiche fondamentali offre rappresentazione al nucleo sostanziale che trova annidamento dietro i numeri dei conti pubblici, poiché ogni cifra del debito dà riflesso a orientamenti profondi che vanno a investire l'organizzazione della società e danno definizione allo spazio d'azione che verrà lasciato in eredità a chi si troverà nell'esercizio di responsabilità di governo negli anni a venire.

Le categorie di debito trovano ripartizione in base al debitore, alla durata, alle garanzie e alla restituzione. Il debito può avere configurazione di tipo pubblico, che si pone in contrapposizione speculare a quello privato, così come può presentare una delineazione nella dimensione interna, che offre differenziazione rispetto a quella estera. Può possedere una durata che trova dispiegamento lungo un arco temporale il quale compie uno spaziamento dal breve termine sino ad arrivare al medio termine per andare incontro eventualmente a un protrarsi al lungo termine. Può avere assistenza da collaterale (la garanzia reale posta a copertura) oppure risultare sprovvisto di garanzia. Il prestito può avere una configurazione secondo una modalità a rata fissa, che presenta distinzione da quella variabile, la quale a sua volta compie una differenziazione dalla forma revolving, ossia rotativa. Trovano inoltre distinzione il debito bancario, che si pone in affiancamento a quello obbligazionario, a cui va ad aggiungersi quello subordinato, mentre ricevono collocazione anche il debito in sofferenza insieme a quello sovrano, che si colloca prima di quello usurario, a cui fanno seguito il consolidato, il commerciale e il tributario. Interessi, insolvenza e capacità di procedere alla rifusione del capitale al creditore ne stabiliscono costo, rischio e sostenibilità.

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