Dietro la Spagna, l'Italia.

di ilmegafonoquotidiano.it
23 luglio 12

La Spagna sta conoscendo una crisi bancaria senza precedenti, conseguenza diretta e indiretta del suo rapporto con l'euro. L'euro ha accelerato il fenomeno di deindustrializzazione dell'economia spagnola che ha ripiegato verso il settore dei servizi e immobiliare. Le banche lo hanno finanziato, prestando agli agenti immobiliari e alle imprese e alle famiglie. I professionisti sono stati i primi a essere toccati dalla crisi, incapaci di vendere le case sia ai turisti che alla popolazione.
La dinamica delle costruzioni si è invertita brutalmente. Si è passati da un milione di case all'anno a circa 80 mila attuali, una divisione per un fattore di 12! Da qui l'esplosione della disoccupazione. La rapida contrazione delle costruzioni ha trascinato nella sua caduta l'intera economia. E ha avuto importanti conseguenze nella solvibilità generale del paese. Le famiglie, colpite da una disoccupazione crescente che raggiunge il 24,4 per cento della popolazione attiva, non hanno potuto fare fronte agli interessi sui debiti e i mancati pagamenti si sono accumulati. La morosità raggiunge un tasso dell'8,3% degli attivi delle banche.
Un modo molto semplice per stimare l'ammontare delle necessità bancarie consiste nel considerare lo stock di 3 milioni di case vuote, cioè 2,5 milioni superiore a ciò che è considerato "normale" dagli agenti immobiliari. Se si considera il prezzo medio di un'abitazione di 100 mila euro, uno stock di 2,5 milioni rappresenta un totale di 250 milioni di euro di crediti "morti". Essendo ottimisti, si può pensare che nell'arco di 2 o 3 anni, e ammettendo una riduzione dei prezzi della metà, queste abitazioni possono trovare un acquirente. Questo significa, però, che ci troviamo di fronte a 125 milioni di perdite solo nel settore immobiliare. A queste occorre aggiungere quelle che provengono dalla crisi economica generata dai vari piani di austerità. Inoltre si deve considerare che, nel settore bancario, "le perdite generano altre perdite". Più chiaramente, i crediti irrecuperabili servono da garanzia per operazioni che, a loro volta, si ritrovano destabilizzate dalle rivelazioni di queste perdite e che vanno ad aggiungersi allo stock delle perdite iniziali. La svalorizzazione dei nuovi attivi genera quindi la destabilizzazione delle operazioni future e prevedere l'ammontare totale si trasforma in un esercizio aleatorio. L'agenzia Fitch è passata così da una prevsione di 30 miliardi a un'altra tra i 30 e i 100 miliardi e, naturalmente, la Spagna è stata declassata a BBB.

Tuttavia, questa stima è inferiore alla realtà e sarà rivalutata al rialzo da qui a qualche mese. La Spagna ha bisogno, da qui a dicembre, di 82 miliardi per finanziare il proprio debito, più 16 miliardi per i debiti delle regioni, cioè un totale di 98 miliardi di euro. Le necessità totali della Spagna, solo per stabilizzare il proprio sistema bancario, saranno più vicine ai 250-300 miliardi di cui la metà entro la fine dell'anno (...)
Non sorprende, quindi, che il rialzo dei tassi escluda di fatto la Spagna dai mercati finanziari, che si vedrà costretta a chiedere l'aiuto del Meccanismo europeo di stabilità (Esm) e di fatto ha già chiesto un aiuto il 9 giugno 2012. Il deficit pubblico per l'esercizio 2012, quale che siano le ipotesi avanzate, aumenterà notevolmente. Gli operatori hanno già anticipato questa situazione.

Dietro la Spagna, si profila il problema Italia. Quest'ultimo si spiega con due elementi: un debito che rappresenta il 120% del Pil e una crescita molto debole da diversi anni e che è stata annullata dalle misure prese da Mario Monti appena divenuto Primo ministro. La politica di Monti è stata un fallimento: non solo ha annullato la crescita facendo sprofondare il Paese nella recessione ma, con un maggiore rigore fiscale, ha aggravato la situazione per le piccole e medie imprese.
Le entrate tributarie hanno raggiunto il tetto nel mese di aprile e cominciato a ridursi a maggio. Come era prevedibile, la politica di rigore di bilancio portata all'estremo ha provocato un'asfissia dell'economia che a sua volta ha generato una riduzione delle entrate fiscali. L'Italia non raggiungerà nemmeno i suoi obiettivi di deficit del 2012. Problema che si somma a una sfiducia sempre maggiore da parte delle banche e delle imprese nella politica di Mario Monti. Questa sfiducia si traduce in un'importante fuoriuscita di capitali e soprattutto in una rarefazione dell'offerta di acquisto di titoli pubblici del debito italiano.

Il risultato è il rialzo regolare dei tassi di interesse dal mese di marzo. Attualmente si è di nuovo al livello dell'estate 2011 chiaramente insopportabile per il paese. Nei prossimi mesi si produrrà un rapido degrado della situazione italiana che dovrebbe condurre il governo di Roma a chiedere l'aiuto della zona euro. Attualmente, l'ammontare complessivo del debito italiano è di circa 2 mila miliardi di euro. Se l'Italia conosce una crisi di liquidità questa sarà delle dimensioni di questo debito e le necessità di finanziamento saranno comprese tra i 500 e gli 850 miliardi di euro. Importo superiori alle possibilità dell'Esm.
Il dramma spagnolo, per spettacolare che sia, non deve occultare il problema fondamentale del debito italiano. Se la Spagna perde la fiducia dei mercati (ed è già successo) la speculazione si porterà sull'Italia. Poiché l'aiuto europeo si collocherà sotto le necessità della Spagna, la situazione in Italia peggiorerà rapidamente

Jacques Sapir

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